FdI-Incontri: l’attivista Gianni Da Valle ha affrontato lo spinoso tema dei “campi di rieducazione” gestiti da 70 anni dal governo cinese

I Laogai, una storia di schiavitù moderna. L’incontro sul tema “I business del dragone”, promosso in sala Granata da Fratelli d’Italia, alla presenza del deputato (e componente della commissione Esteri della Camera),Andrea Delmastro, del segretario provinciale Gianmario Invernizzi e del segretario cittadino Omar Lamparelli, ha affrontato lo spinoso tema dei “campi di lavoro” allestiti dal governo cinese, 1.500 strutture che il regime comunista usa definire“centri di rieducazione al lavoro” dove dissidenti religiosi e politici, uomini e donne ma anche bambini,vengono costretti ai lavori forzati in condizioni disumane.

 

L’attivista Gianni Da Valle (sn), l’On. Andrea Del Mastro, Gianmario Invernizzi, Omar Lamparelli

Tesi sostenuta con forza da Gianni Da Valle, responsabile di “Arcipelago laogai: in memoria di Harry Wu” che, tramite video e testimonianze ha raccontato un mondo di esecuzioni capitali pubbliche, traffico di organi espiantati da detenuti, aborti e sterilizzazioni forzate, pestaggi e torture. Sarebbero milioni le persone torturate e abusate nel corpo e nella mente in questi lager dei tempi moderni dove – ha detto Da Valle – è sistematico il lavaggio del cervello mediante un quotidiano indottrinamento politico volto alla venerazione di Mao Zedong.

Un momento dell’incontro del 24 gennaio 2020 presso la Sala Granata a Lodi. Da sn l’attivista Da Valle, al centro l’On. Delmastro, Omar Lamparelli , segretario cittadino FdI

«I Laogai sono un’enorme forza lavoro a costo zero, indispensabile per conquistare i mercati stranieri – ha commentato Da Valle -. Oggi al loro interno viene prodotto di tutto: giocattoli, scarpe, articoli per la causa, tessili e agricoli, prodotti hi-tech. Il tutto destinato all’esportazione. I rapporti commerciali con la dittatura cinese non sono solamente immorali ma anche controproducenti e deleteri dal punto di vista economico – ha proseguito -: il basso costo del made in Cina ha causato una vera invasione di questi prodotti con conseguente default delle imprese italiane. A corroborare il racconto la proiezione della testimonianza di Harry Wu, attivista per i diritti umani cinese, detenuto per 19 anni nei campi di lavoro forzato con l’accusa di essere cattolico e controrivoluzionario. Morì a 79 anni, dopo aver denunciato al mondo l’orrore vissuto.

Lucia Macchioni, 29/01/2020

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