False regolarizzazioni colf e badanti cinesi, 13 arresti della Polizia di Pistoia

La squadra mobile di Pistoia ha sgominato un’organizzazione che ruotava intorno a due studi commerciali di Prato e Monsummano Terme (Pistoia), che si occupava di false regolarizzazioni di colf e badanti, in prevalenza cinesi. La Polizia ha eseguito stamane 13 misure cautelari (7 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 6 agli arresti domiciliari) a carico di cittadini italiani (tra i quali due noti commercialisti della Valdinievole) e cinesi, ed ulteriori due decreti di perquisizione domiciliare presso due studi commerciali e di consulenza, denunciando 120 persone. Gli stranieri, in prevalenza cittadini cinesi, pagavano 10.000 euro per ottenere il permesso di soggiorno grazie a finti datori di lavoro compiacenti. L’operazione, coordinata dal Servizio Centrale Operativo, ha visto impegnato, oltre che dipendenti della Questura di Pistoia e dei Commissariati distaccati di Montecatini Terme e Pescia, anche personale delle Squadre Mobili di Firenze e Prato, del Commissariato distaccato di di Empoli nonche’ di 3 pattuglie del Reparto Prevenzione Crimine Lazio – Sezione di Firenze, per un totale di circa 60 unita’ operative. L’indagine, denominata ‘Doubtfire’, ha avuto inizio nel mese di marzo del 2010, a seguito di una segnalazione giunta dallo Sportello Unico per l’Immigrazione della Prefettura di Pistoia. Presso quegli uffici si era presentata una donna, che aveva richiesto l’emersione di un cittadino cinese come colf. La donna, di fronte alla richiesta di alcuni chiarimenti e della documentazione che attestava il reddito necessario per attivare la procedura di sanatoria, si era trovata in difficolta’ ed aveva ammesso che il rapporto di lavoro era inesistente e che in realta’ nemmeno conosceva lo straniero da regolarizzare. Sentita dagli investigatori della Squadra Mobile la donna ammetteva che alcune persone le avevano promesso 1000 euro se si fosse prestata ad interpretare la parte del datore di lavoro. Successivamente sono stati svolti accertamenti presso la Banca Dati del Ministero dell’Interno, dove confluivano tutte le domande di sanatoria, e si e’ riusciti a risalire all’ip del computer dal quale era stata inserita la pratica. Le indagini hanno accertato che era un ‘ip’ in uso ad uno studio commerciale di Monsummano Terme (Pt) con un’altra sede a Prato. Ripetendo l’accertamento al contrario si e’ scoperto che dai due ‘ip’ in uso alle sedi dello studio erano state inserite circa 70 pratiche analoghe di emersione per colf e badanti le quali, grazie ad un’intensa attivita’ investigativa sviluppatasi nei mesi successivi anche attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, risultavano essere tutte fondate su rapporti di lavoro inesistenti. Beneficiari finali della regolarizzazione fittizia erano in prevalenza cittadini cinesi abitanti nella confinante provincia di Prato ed impiegati come forza lavoro nelle tante ditte cinesi presenti in quella citta’. Gli stranieri, clandestini nel territorio dello Stato, pagavano 10.000 euro quale corrispettivo per la regolarizzazione ad un’organizzazione composta da cittadini italiani e cinesi che operava nell’ambito dei due studi gestiti da due commercialisti italiani. I due si avvalevano della collaborazione di alcuni cittadini cinesi residenti a Prato che facevano da collettori per gli stranieri da regolarizzare, nonche’ di quella di alcuni cittadini italiani residenti in Valdinievole, i quali provvedevano a procurare i finti datori di lavoro ed a fornire loro la falsa documentazione necessaria per istruire la pratica (Cud, certificati di residenza, certificati di abitabilita’, certificati medici di invalidita’ per le pratiche per badanti).

Fonte: Adnkronos, 24 ottobre 2011

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