Facebook pronto a censurarsi per entrare nel mercato cinese

Il social network crea un programma che blocca contenuti di attualità in precise aree del mondo. Zuckerberg: «Meglio avviare una conversazione anche se non è completa».

Facebook ha creato un programma capace di censurare i contenuti pubblicati nella sua rete in alcune aree geografiche. Lo rivela il New York Times, secondo cui l’iniziativa è nata per venire incontro alle richieste di Pechino e porre fine così al blocco del social network sul territorio della Repubblica popolare.

Il Great Firewall

Il quotidiano sostiene di avere raccolto l’indiscrezione da alcuni dipendenti ed ex dipendenti di Facebook che, sotto anonimato, hanno rivelato come il programma permetta di sopprimere automaticamente in alcuni Paesi i contenuti d’attualità postati nel social network. Non si tratterebbe però di auto-censura: sarebbe una terza parte, forse un partner in Cina, a stabilire quali contenuti «bloccare» e quali lasciar circolare liberamente. Le fonti del quotidiano americano sottolineano però che le strumento è soltanto uno dei possibili mezzi per aggirare il Great Firewall — ovvero il sistema sviluppato dal ministero della Pubblica sicurezza per controllare l’accesso ai siti web considerati «dannosi» — e non è detto che alla fine verrà effettivamente applicato.

Le visite a Pechino

Facebook, che conta 1,8 miliardi di utenti, sta cercando di espandersi in nuove zone del mondo, compreso in aree rurali di Paesi in via di sviluppo.«E’ da tempo che diciamo pubblicamente di essere interessati al mercato della Cina e stiamo cercando di capire meglio il Paese, si è limitato a dire all’agenzia Afp una portavoce del gruppo americano. Tuttavia non abbiamo ancora preso alcuna decisione riguardo all’approccio nei confronti della Cina». Secondo le «gole profonde» dell’azienda, Mark Zuckerberg avrebbe commentato durante un meeting: «E’ meglio rendere possibile una conversazione, anche se non è ancora una conversazione completa». Recentemente, il fondatore di Facebook, sposato con l’americana di origini cinesi Priscilla Chan, ha incontrato il leader cinese Xi Jinping e avrebbe anche iniziato a studiare il mandarino.

I social vietati

Il social network è vietato dal 2009 nella Repubblica popolare, dove esiste ancora un rigido controllo delle autorità su internet e tutti i contenuti digitali. Ad esempio, se si digita la parola Tienanmen, non esce alcun risultato sul massacro che avvenne in piazza a Pechino nel 1989. Sono bloccati pure il motore di ricerca Google — che fa passare il traffico soltanto da Hong Kong — You Tube, Twitter, Instagram, Snapchat. LinkedIn, il network dei professionisti, censura alcuni contenuti. Eppure Internet va molto bene in Cina: ci sono quasi 700 milioni di utenti, ovvero circa un quarto della popolazione mondiale.

Censure in Pakistan, Russia, Francia

Facebook, come gli altri grandi gruppi digitali Usa, rispetta le legislazioni locali e accetta di bloccare alcune informazioni prima delle pubblicazione su richiesta dei governi. Per sua stessa ammissione, in passato ha infatti bloccato l’accesso ad alcuni contenuti su richiesta delle autorità di una serie di Paesi,come il Pakistan — per contenuti considerati «blasfemi» — o la Russia, perché «violavano l’integrità della Federazione russa e le leggi locali che proibiscono attività quali i ritrovi pubblici di massa o la promozione e la vendita di droga». Nell’ultimo rapporto sulla «trasparenza», Facebook afferma di aver soppresso anche dei contenuti in Francia perché non rispettavano le leggi che vietano di negare l’Olocausto, di fare apologia del terrorismo o perché contenevano immagini degli attentati del novembre 2015 che «ledevano la dignità umana».

Corriere della Sera,23/11/2016

English article,Siliconangle:

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.