Expo: “scarcerate gli attivisti”. Bloccato dissidente alla Giornata della Cina

Un uomo di probabile nazionalità cinese è stato bloccato dalla forze dell’ordine a Expo poco prima che avesse inizio la cerimonia ufficiale di apertura della Giornata della Cina di ieri 08/06/2015.

L’uomo, di una trentina d’anni, indossava jeans e una maglietta bianca con una serie di scritte in lingua cinese. Ha lanciato alcuni volantini e ha urlato in cinese “Cina Libera”. Nei volantini si contesta la “detenzione ingiustificata” dell’attivista cinese Liu Xiabo e si chiede l’intervento e l’aiuto delle organizzazione per i diritti umani

Il personaggio: Liu Xiabo

Esponente di punta del movimento di piazza Tiananmen, soffocata nel sangue dal regime nel 1989, Liu Xiaobo si trova in carcere per essere stato uno dei 300 firmatari della Charta 08, documento che rivendicava una Cina democratica. La sua condanna è stata energicamente denunciata dalle organizzazioni di difesa dei diritti umani e dai paesi occidentali.

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Nato a Changchun, nella provincia di Jilin, nel 1955, si laureò nel 1982 in letteratura presso l’Università di Jilin e nel 1986, dopo la laurea magistrale a Pechino, ottenne il dottorato all’Università la Normale di Pechino per poi lavorare per la Columbia University, l’Università di Oslo, l’Università delle Hawaii e altre ancora. Quando nel 1989 i carri armati del governo cinese marciavano su Piazza Tiananmen, Liu Xiaobo era tra i manifestanti e aveva partecipato agli scioperi della fame attuati dagli studenti. In quella occasione fu arrestato la prima volta con l’accusa di “tentativo controrivoluzionario”. Nel 1991 fu condannato per “propaganda ed istigazione controrivoluzionarie”, senza finire in carcere. Nel 1996, a causa delle sue critiche al Partito comunista cinese, fu condannato a tre anni in un “campo di rieducazione” per “disturbi alla quiete pubblica”.

L’attivismo di Liu ha ricevuto molti consensi all’estero e nel 2004 è stato premiato da Reporter senza frontiere con il premio “Fondation de France” per il suo costante impegno nella difesa della libertà di stampa. E’ in carcere dall’8 dicembre 2008 per aver contribuito a diffondere l’appello di Charta 08, documento in cui si chiede al governo di Pechino di rispettare i diritti umani, attuare riforme politiche e garantire l’indipendenza del potere giudiziario.

Liu invoca un lento, ma progressivo cambiamento che deve condurre il gigante asiatico verso la democrazia. Per questo la sentenza con cui è stato condannato lo accusa di aver “superato i limiti della libertà d’espressione consentita” e a nulla sono valse le argomentazioni della difesa che ha sottolineato le sue intenzioni assolutamente pacifiche.

da fonte:  Repubblica.it edizione di Milano

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Laogai Research Foundation,09/06/2015

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