Esplosioni atomiche ed esperimenti nucleari in Cina

In un articolo pubblicato 2 numeri fa su “il nostro tempo” c’è l’intervista di Fabiana Bussola a Enver Tohti, medico oncologo rifugiato in Inghilterra, che sta conducendo da anni una battaglia per far conoscere al mondo gli effetti delle esplosioni atomiche in Cina. Lui è uiguro, vive una condizione di perseguitato per due motivi, la sua appartenenza etnica e la sua ricerca.E’ davvero solo quest’uomo: è riuscito a fare un documentario con una tv inglese qualche anno fa (nell’articolo si trova il link) in cui fa conoscere quanto le esplosioni atomiche, ufficialmente concluse nel 1997, stanno danneggiando la popolazione. Tumori, malformazioni alla nascita sono all’ordine del giorno.Il poligono è collocato in prossimità di Lop Nor, una delle aree a più alto interesse turistico in questi ultimi anni, vicino a zone abitate (si tratta di 140-250 chilometri dalle città di Turpan e la capitale Urumqi). Tuttora l’area è contaminata ma nessuno lo sa: turisti si affollano ogni anno in quella zona per conoscere i “falsi” villaggi etnici e le culture locali delle minoranze (stendiamo un velo pietoso…). Ora, Tohti ha la speranza di pubblicare le sue ricerche insieme a due scienziati giapponesi, che stanno misurando i livelli di contaminazione nucleare da qualche anno: sono molto preoccupati per le nubi che arrivano dalla Cina (ne sanno purtroppo qualcosa) e sono gli unici, governo giapponese compreso, ad avergli dato bado. Nell’articolo si legge come stanno lavorando per raccogliere i dati e molte altre cose.

Leggi l’articolo di Fabiana Bussola su “Il nostro tempo”

E’ impressionante la sequenza animata, realizzata dall’artista giapponese Isao Hashimoto, che mostra in appena 14 minuti tutte le 2.053 esplosioni nucleari che dal 1945 al 1998 si sono succedute. Dalle prime detonazioni ad Alamogordo, Hiroshima (1945) e Nagasaki (1945) fino ai test condotti in India e Pakistan nel 1998. Quando l’orologio si avvicina agli anni della guerra fredda, le detonazioni, trasformate in suoni, diventano così frequenti da sembrare un lugubre brano musicale.

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Fonte: Il nostro tempo, 19 novembre 2010

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