ESCLUSIVO: l’UNFPA, sovvenziona la politica del figlio unico a suon di miliardi

Dal 1980,  l’UNFPA (United Nations Family Planning Agency) Fondo per la popolazione e lo sviluppo delle Nazioni Unite  ha sostenuto la politica di pianificazione familiare cinese con supporti logistici, informatici e formativi.

Nel 1983, ha premiato la Cina  perché “ha dato il più evidente contributo alla consapevolezza dei problemi demografici”. Nel 1992 l’UNFPA ha condotto una ricerca per esaminare gli effetti delle spirali contraccettive in acciaio che a quel tempo erano usate da almeno 75 milioni di donne – cavie: le spirali in acciaio  sono più economiche di quelle in rame, ma veicolano infezioni mortali.

Il Fondo per la popolazione fornisce consulenza e assistenza (e decine di milioni di dollari) a una politica di pianificazione familiare  crudele, coercitiva, disumana, che massacra, letteralmente, donne e bambini.

Il know-how e la tecnologia dell’ONU sono stati usati – tra l’altro – per organizzare il monitoraggio di tutte le donne cinesi in età fertile: esse devono presentarsi semestralmente ad un controllo ginecologico durante il quale si accerta che la spirale (obbligatoria) sia al suo posto e che la donna non sia incinta senza permesso.

Se la spirale non c’è, scatta la sanzione. Se la donna è incinta senza permesso, anche per il primo figlio, aborto forzato. Se la donna non si presenta si sanzionano i parenti o i vicini di casa.

Le testimonianze raccolte sul campo dalle organizzazioni umanitarie come la Laogai Research Foundation, il Population Research Institute , Radio Free Asia,  Women Rights Without Frontiers, China Aid,  e le denunce fatte in Occidente dai fuoriusciti sono agghiaccianti. Provengono  sia dalle vittime, sia dagli stessi impiegati addetti alla pianificazione familiare: gli arresti arbitrari, gli aborti forzati, fino al nono mese, sono un metodo normale di applicazione della politica di pianificazione delle nascite.

Le punizioni per le donne che trasgrediscono vanno da multe esorbitanti, impossibili da pagare, all’arresto dei parenti, alla distruzione delle case (sì: distruzione della casa dei trasgressori e di chi, nel villaggio li ha coperti o aiutati), alla sterilizzazione coatta.

I commenti rilasciati dai funzionari dell’UNFPA negli ultimi 25 anni non tolgono il sospetto (che è si fatto certezza) che l’Agenzia ONU abbia voluto non vedere e non sapere ciò che non poteva ignorare: la continua gravissima violazioni dei diritti e della dignità delle donne e dei bambini e dei familiari coinvolti.

Aprodicio Laquian, rappresentante dell’UNFPA a Pechino, disse che le accuse dell’Occidente alla normativa cinese erano senza fondamento; il precedente direttore esecutivo dell’organizzazione Nafis Sadik, diceva che il programma di pianificazione delle nascite cinese era totalmente volontario.

Ma le denunce delle Associazioni umanitarie sono state corredate da prove inoppugnabili. Tanto che gli USA tolsero i loro contributi economici all’UNFPA, dal 2001 al 2008. Per tutta risposta il deficit è stato colmato dall’Unione Europea. Poi nel 2009 Obama ha ripristinato il finanziamento.

Perciò, a tutt’oggi, tutti noi cittadini dei paesi che aderiscono all’ONU finanziamo l’attività dell’UNFPA e – indirettamente – la politica coercitiva cinese contro le donne e i bambini, che continua indisturbata. Di tanto in tanto i media occidentali fanno da cassa di risonanza alle dichiarazioni d’intenti del Partito Comunista che dice che la politica del figlio unico sarà rivisitata, annullata: ma le violenze non sono cambiate.

​Viene affermato che  la politica del figlio unico è divenuta la politica dei due figli.Sempre col permesso del Governo, però.

Il regime di Pechino entra fin dentro la camera da letto dei suoi sudditi che devono chiedere il permesso, sempre, anche per fare il primo figlio!

​Nel marzo scorso, in occasione del ventesimo anniversario della Quarta Conferenza Mondiale sulla Donna, che si tenne proprio a Pechino, Reggie Littlejohn, Presidente di Women Rights Without Frontiers, ha denunciato pubblicamente, per l’ennesima volta, la complicità delle Nazioni Unite nella guerra più violenta che è in corso contro le donne: la politica di pianificazione delle nascite cinese.

di Francesca Romana Poleggi con la supervisione di Harry Wu, Laogai Research Foundation Washington

Laogai Research Foundation Italia ONLUS, 16/03/2016

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