Il segreto della prodigiosa crescita cinese

Ieri sono stati diffuse le nuove cifre sulla crescita cinese. E tutti guardano estasiati al miracolo asiatico. Grazie tante: 18 ore di lavoro al giorno, niente riposo, si dorme in fabbrica (per terra) e si mangia in proporzione al lavoro consegnato.

Buffoni: dateci gli schiavi, e vedrete che Pechino imparerà cos’è la concorrenza. Ieri, i mass media ci hanno informato che le previsioni di crescita per la Cina hanno nuovamente fatto registrare un balzo in avanti. A parte il fatto che, esattamente una settimana fa, geni ed esperti ci avevano detto l’esatto contrario, si rimane senza parole quando si leggono e si ascoltano le motivazioni del successo cinese. Una sequela di baggianate terrificanti. Come se tutti non sapessero. Come se tutti non sapessero che il solo ed unico motivo per cui la Cina è diventata un gigante dell’economia, è che dispone di una forza lavoro non solo immensa. Ma ridotta in schiavitù. Come se tutti non sapessero che il prodotto “made in China” che noi paghiamo 100 franchi all’azienda svizzera (e occidentale in genere) che si è trasferita nell’ex impero celeste, è costato cinquanta centesimi. Ed è il frutto del lavoro di persone costrette a condizioni aberranti. Oltre ad aver provocato il licenziamento di lavoratori svizzeri (e occidentali) e aver comportato forme di inquinamento sconvolgenti (fatevi raccontare da un manager quanto costa – giustamente – a un azienda svizzera osservare le norme per la tutela ambientale. I prodotti che il libero mercato ci impone, perché chi vuole boicottare il made in Chiana, soprattutto per quanto riguarda alcuni prodotti, oggi non ci riesce materialmente più, o arrivano da lavoratori pagati in modo scandaloso, costretti a orari assurdi, senza alcuna tutela sindacale, o arrivano direttamente dai “laogai”. Cosa sono i laogai? Sono campi di concentramento, creati in Cina da Mao nel 1950, ma definiti“campi di rieducazione attraverso il lavoro” . Nei laogai sono rinchiusi milioni di uomini, donne e bambini, con i più disparati pretesti: opposizione al regime, fede religiosa, appartenenza a gruppi etnici che chiedono autonomia, semplice completamento della “quota detenuti” richiesta dall’autorità.I Paesi occidentali fingono di proibire l’importazione di prodotti da lavoro forzato. Fingono di non sapere che ogni laogai ha il nome di una impresa commerciale. Il numero dei campi di concentramento cinesi in cui vengono prodotti i nostri computer, elettrodomestici, natel, abiti, giocattoli, insomma, tutto, è coperto dal segreto di Stato. E nessuno si sogna di chiedere spiegazioni. Gli affari sono affari. Nell’ultima edizione del “Laogai Handbook”, un dissidente cinese ha riportato, regione per regione, più di mille indirizzi dei laogai che, con la loro manodopera a costo zero, sono parte integrante dell’economia cinese. Per chi si lamenta ci sono pestaggi e torture Ci sono anche minorenni. Ma le prediche si fanno solo ad alcuni Paesi. Mai ad altri. Se l’Occidente, contro la Cina, prendesse le stesse misure usate contro il Sud Africa o la Birmania, il sistema comunista cinese finirebbe in poche settimane. Ma la Cina capital comunista fa comodo a tutti. Quando la gente si ribella, i mass media ci parlano degli ottantenni che riscoprono il sesso. Le cifre ufficiali cinesi – basterebbe riportarle, ma a nessuno sembra una notizia – parlano di 58 mila rivolte popolari nel 2003. E di 87 mila nel 2006. Silenzio. Dateci gli schiavi, e vedrete che la crisi sarà solo un ricordo. Ah no, non si può. Per noi. Fonte: Il Mattino On Line, 7 novembre 2010

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