E’ ufficiale, siamo fottuti! Mentre in Cina festeggiano, per noi è l’inizio della “Via per l’Inferno” [VIDEO]

In Cina si brinda e noi siamo ufficialmente “fottuti a vita”! Dopo tanti anni di inutili tentativi, finalmente i cinesi hanno catturato la “grossa preda”. Il problema è che quella preda siamo noi…!

Foto: Feng Li/Getty Images

 E` importante sapere che con la Cina non ci sono possibilità di ripensamenti. Se si fa un accordo e si inizia un percorso lo si deve fare fino in fondo. La Cina abitualmente minaccia e applica ritorsioni per chi tenta di sganciarsi dalla propria egemonia. Per i cinesi non esiste il concetto di reciprocità e di “win win“. Il piu’ forte, cioè la Cina, indica la direzione e tiene il timone, quindi l’alleato “debole” perde parte della propria indipendenza e pezzi di sovranità. E’ proprio la conquista della sovranità l’obiettivo strategico di Pechino. Lo si è già visto in Asia e soprattutto in Africa.

Stringere accordi con una potenza economica come la Cina, governata da un un regime totalitario, avrà delle conseguenze inevitabili. Bisogna solo aspettare per capire l’entità dell’impatto. Con il tempo e con i fatti si capirà il prezzo che l’Italia dovrà pagare in termini economici e politici, perché la firma al memorandum d’intesa per il progetto cinese della Via della Seta (Belt and Road Initiative – BRI) è un’ingenuità imperdonabile.

Da parte italiana Michele Geraci, il sottosegretario allo Sviluppo economico, è stato uno dei principali negoziatori con i cinesi.

Consigliamo di vedere il VIDEO in cui Michele Geraci esprime il suo pensiero di grande ammirazione per la Cina e la sua opinione sul regime che la governa.

Ecco alcuni passaggi “sorprendenti” che abbiamo estrapolato:

“il sistema cinese non è cosi rigido, antidemocratico ed oppressivo come lo si dipinge. La Cina è una democrazia ex post. Il Partito Comunista sceglie chi sarà al governo, interpretando il desiderio della popolazione ed adotta politiche economiche e sociali in modo che la popolazione sia contenta e non faccia una “rivoluzione”. Al cittadino medio cinese interessa svegliarsi alla mattina, andare a lavorare, avere dei soldi, mandare i figli a scuola e mangiare. Non si cura molto del sistema politico perché il Governo interpreta, attraverso un sistema di controllo, verifiche e monitoraggi, quello che la popolazione vuole. Se si votasse ora, Xi Jinping otterrebbe il 99% dei voti, perché il popolo è molto contento”.

Poi Geraci si contraddice affermando che:

“il cinese medio deve stare attento a non criticare l’operato del Governo. Tutte le agenzie di stampa, i media, la TV, le radio sono controllate dallo stato. Internet è un po’ bloccata, non c’è Facebook, no YouTube, niente Twitter, no Google etc…”

Geraci comunque minimizza, rassicurando che la limitazione alla libertà ed all`informazione non sono un problema perché “i cinesi sono abituati all’impossibilità di esprimere il proprio parere, perché non hanno mai vissuto in un sistema dove si poteva dire quello che si voleva”

Poi ammette che:

“c’è una minoranza, ma sparutissima, di persone che non sono contente, che vorrebbero riforme, ma fondamentalmente, qui mi metto il cappello da sociologo, non da economista, riforme per far cosa? Se io qui fossi il primo ministro o il ministro dell’Economia farei le cose che fanno. Anche la limitazione dell’accesso alle informazioni ha una doppia faccia: da un lato è bello sapere tutto quello che succede nel mondo, peró qui la stabilità della nazione conta piú della felicità dell’individuo…”.

Nessun commento da aggiungere, basta ascoltarlo perché fa tutto da solo…

 


Fonte: Marzio Ammendola, Againstchina.com, marzo 21 2019

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