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Tre libri da leggere

Tre libri molto interessanti da leggere che ci mettono davanti a due verità non molto conosciute, ma non per questo da sottovalutare, anzi: la crescita senza freni delle aziende cinesi di Prato ed il fenomeno del “neocolonialismo”.

“L’assedio cinese. Il distretto senza regole degli abiti low cost di Prato”, saggio di Silvia Pieraccini (Gruppo 24 Ore).

È l’unico distretto industriale d’Italia che, nei due anni più terribili per l’economia mondiale, ha continuato a galoppare incurante della crisi. Anche se nessuna statistica l’ha rilevato, perché si nutre di illegalità e manodopera clandestina. A raccontare evoluzione e (nuovi) rischi del distretto cinese degli abiti low cost di Prato – cioè della più strabiliante e produttiva fabbrica di moda made in Italy, paragonabile per dimensioni a colossi come Zara e H&M – arriva in libreria la seconda edizione aggiornata di L’assedio cinese. Il distretto senza regole degli abiti low cost di Prato, saggio della giornalista Silvia Pieraccini (Gruppo 24 Ore, 124 pagine, 14 euro).
Il volume svela la crescita senza freni delle aziende cinesi di Prato, che hanno ormai occupato tutti i segmenti della filiera abbigliamento e continuano ad aumentare in numero, addetti, mercati (ormai anche extraeuropei, dal Canada al Messico) e guadagni. Il distretto degli abiti low cost conta oggi 3.400 aziende (sulle 4.500 imprese orientali attive a Prato), 40.000 addetti di cui quasi 30.000 clandestini, due miliardi di giro d’affari per almeno il 50% realizzato in nero, evadendo tasse e contributi. La produzione è di 1 milione di capi d’abbigliamento al giorno, 360 milioni all’anno, tutti cuciti da immigrati cinesi che, in larga parte, lavorano per aziende cinesi senza tutele né garanzie. La parte di ricchezza che è uscita da Prato per la Cina, nel 2009, in cash, è stata di oltre 464 milioni di euro.

Il nuovo colonialismo.
Caccia alle terre coltivabili di Franca Roiatti
(Editore Università Bocconi)
Nel 2050 sulla Terra vivranno più di 9 miliardi persone: la FAO stima che per nutrire tutti sarà necessario produrre almeno un miliardo di tonnellate in più di cereali. Il cibo sta diventando il problema più grosso e l’affare più ghiotto di questo secolo. Paesi come Arabia Saudita, Emirati Arabi, Libia, Corea del Sud, India e Cina, che dispongono di risorse, ma non di spazi sufficienti per garantire la sicurezza alimentare ai propri abitanti, hanno cominciato ad affittare o comprare terra agricola nei paesi in via di sviluppo: soprattutto in Africa e in Asia. Un bottino che interessa anche i signori della finanza, in cerca di nuove possibilità di guadagno, e soprattutto le aziende desiderose di afferrare “il miglior investimento della nostra vita”, per usare le parole di Jim Rogers, guru delle materie prime. Dal luglio 2007 ad aprile 2OO9, quasi 20 milioni di ettari di terreni coltivabili sono stati oggetto di negoziati e accordi tra governi e società private. Un fenomeno che è stato definito “neocolonialismo”. Il libro racconta chi sono i cacciatori di terra, dove agiscono e quali insidie, ma anche quali opportunità, si nascondano in questo rinnovato interesse per l’agricoltura. La Cina è all’avanguardia nell’acquisto di milioni di ettari in Asia, Africa e Sud America.

“Dragon in the Dark: How and Why Communist China Helps Our Enemies in the War on Terror”
Casa Editrice: Authorhouse (November 2003)
Autore D. J. McGuire

[1]Negli ultimi anni si è molto parlato di Al Qaeda e della guerra dell’occidente “contro il terrore”. Tuttavia poco si sa del sostegno sia economico che militare che la Cina comunista estende ai terroristi nel mondo. Non è un caso, dice l’autore, che paesi come il Sudan, la Corea del Nord, l’Iran e la Siria abbiano una cosa in comune: l’alleanza con la Repubblica Popolare Cinese. Segue una recensione del libro in inglese.

In 1998, after the American cruise missile attack on al Qaeda, Communist China paid up to $10 million to the terrorist group for American unexploded missiles. The so-called People’s Republic bought the missiles to “reverse engineer” them, i.e., use them to be able to advance its own cruise missile capabilities. In 1999, a book by two Communist Chinese officers presented a scenario in which the World Trade Center is attacked as a situation that the United States would find difficult handle. The two colonels recommend Osama bin Laden by name as someone with the ability to orchestrate the attack of that magnitude via his al Qaeda group. Communist China initially opposed United Nations sanctions against the Taliban, even after it refused to hand over Osama bin Laden to the United States for al Qaeda’s role in terrorist attacks against American Embassies and the U.S.S. Cole. The regime maintained its opposition until the proposed sanctions were weakened in late 2000.  Communist China signed a pact on economic cooperation with the Taliban on the morning of September 11, 2001, the very day the World Trade Center fell. Communist China’s Xinhua press agency later produced a video on the 9/11/01 attacks “glorifying the strikes as a humbling blow against an arrogant nation”.

The Communist leadership considered al Qaeda as “a check on U.S. power” (CNN) and only decided to back away from the terrorists after deciding that “now is not the time to take on the United States.”

Days after September 11, as Pakistan was mulling over a request from the United States to allow its troops to be based there for operations against the Taliban, Communist China – a 50-year Pakistan ally – announced it would “oppose allowing foreign troops in Pakistan”. This likely made efforts to convince Pakistan to accept U.S. troops – while still successful – much more difficult.

After September 11, U.S. intelligence caught the Communist Chinese military’s favorite technology firm – Huawei Technologies – building a telephone network in Kabul.

Raids of al Qaeda hideout by U.S. Special Forces and allies have netted, on more than one occasion, a large cache of weapons from Communist China, including surface-to-air missiles, mere weeks after the U.S. government warned that al Qaeda terrorists in the U.S. would try to use said missiles to take down American planes.

Fonte: Redazione, 2 agosto 2010