Dopo la pubblicazione del Rapporto degli Stati Uniti sui diritti Umani Pechino attacca chi critica la sua politica

Non è piaciuta al governo di Pechino la pubblicazione da parte del Dipartimento degli Stati Unti del consueto rapporto sul mancato rispetto dei diritti umani in 190 Paesi, fra i quali appunto la Cina, dove si commettono i più gravi reati e sono oltre sei mila le persone condannate a morte ogni anno.

Washington, accusa il governo comunista cinese di chiudere gli occhi, ignorare o addirittura nascondere le lampanti violazioni che avvengono sul suo territorio”. Pechino, che non gradisce assolutamente critiche sul suo operato, replica  agli Stati Uniti e pubblica a sua volta un  rapporto sui diritti umani negli Stati Uniti. Una contromossa che viene esplicitamente definita “una rappresaglia” dall’agenzia ufficiale Xinhua, che spiega come il rapporto, diffuso dall’Ufficio Informazione del Consiglio di Stato, sia stato preparato “per aiutare le persone di tutto il mondo a capire la reale situazione dei diritti umani negli Stati Uniti”.  Una presa di posizione che viene dopo numerosi strappi tra Pechino e Washington, in cui sono emersi forti contrasti in materia non soltanto dei diritti civili, ma anche in economia e sovranità nazionale.

Il bilancio dei diritti dell’Uomo in Cina resta negativo – si legge nel bollettino del Dipartimento Usa-  in particolare nello Xinjiang, la regione musulmana del nord-ovest del paese dove è intervenuto l’esercito reprimendo nel sangue la rivolta spontanea della popolazione . Critico il Dipartimento anche sulla suituazione in Tibet, considerato dal governo comunista cinese parte integrante del territorio , dopo la sanguinosa occupazione del ’50 che ha provocato oltre 2 milioni e mezzo di vittime. Pechino non gradisce assolutamente che si parli di autonomia del Tibet. Argomento che è stato trattato nel corso della  recente visita del Dalai Lama a Barack Obama a Washingotn. Nella controrelazione il governo cinese accusa la Casa Bianca ” di porsi  come il giudice mondiale in materia di diritti dell’Uomo”. Nel rapporto – l’11esimo – si fa riferimento anche alle responsabilita’ di Washington  della crisi finanziaria, e poi economica, globale.

Motivi di violenta frizione si avvertono anche nei rapporti economici. La Cina non vuole infatti che gli Stati Uniti si occupino del valore dello yuan, la moneta fortemente sottostimata dal governo cinese per favorire l’invasione dei mercati esteri. Il presidente degli Stati Unti ha lanciato l’ennesimo appello per un tasso di cambio “piu’ conforme al mercato”. Obama si era permesso di chiedre alle autorita’ di Pechino di smettere di tenere molto basso il valore dello yuan e di lasciare che la sua quotazione sia determinata dalle condizioni di mercato.

“L’ho gia’ detto, ma lo ripeto: se la Cina accettasse le regole del mercato valutario, contribuirebbe in modo essenziale al riequilibrio dell’economia globale”, ha detto Obama alla conferenza della Export-Import Bank. Un riequilibrio dello yuan (molto deprezzato secondo gli americani),  farebbe in modo che la Cina,  paese con un enorme surplus commerciale, cominci ad aumentare le sue importazioni, creando un mercato per i prodotti delle altre grandi economie mondiali, non solo quella degli Stati Uniti.
“Abbiamo sempre rifiutato di politicizzare il problema – ha risposto piccato il vive governatore della Banca centrale cinese – e non abbiamo mai pensato che un Paese debba chiedere aiuto a un altro Paese per risolvere i suoi problemi”. Quindi si invoca il libero pensiero del libero mercato, senza rispettare le minime regole degli scambi commerciali. Il nuovo pensiero cinese del miracolo economico, afferma: nel mio Paese posso fare quello che voglio: uccidere migliaia di persone, tenere milioni di cittadini innocenti in campi di concentramento, sfruttare milioni e milioni di lavoratori con stipendi da fame, circa cento dollari al mese, però voi non dovete giudicare, parlare, né avere contatti con quelli che scappano dalle barbarie. Inoltre io posso invadere tutti i mercati con i miei prodotti realizzati con il sudore di donne e uomini e voi non dovete ostacolare, con alcun mezzo, la mia espansione e il controllo del governo del mondo. Questo è il nuovo imperialismo targato Cina, che in alcune regioni africane alimenta la guerra civile provocando milioni di morti, soprattutto bambini, donne e anziani.

Gianluigi Indri, 12 marzo 2010

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