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Dopo 25 anni di carcere e torture, torna libero un attivista tibetano

Dopo 25 anni di carcere le autorità cinesi hanno rilasciato un attivista tibetano, arrestato e condannato a morte per aver preso parte alle proteste anticinesi di Lhasa del 1988. Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio, ha diffuso la notizia della liberazione di Lobsang Tenzin in questi giorni, anche se il prigioniero politico sarebbe stato liberato alla fine del 2012 a causa delle gravi condizioni di salute, date dalle torture e dagli abusi subiti in carcere.

Penpa Tsemonling, ex compagno di cella di Tenzin, spiega a Radio Free Asia (Rfa): “Il suo rilascio è stato tenuto segreto di proposito, per evitare che le autorità cinesi lo riportassero in carcere una volta migliorate le sue condizioni”. L’uomo avrebbe finito di scontare la sua pena ad aprile scorso.

Per le torture e gli abusi subiti in questi 25 anni, Tenzin ha riportato gravi danni al fegato, ha sviluppato il diabete ed è ormai quasi del tutto cieco. L’attivista era uno dei cinque tibetani condannati per la morte di un funzionario cinese di polizia, che era stato picchiato e gettato dalla finestra dopo essere stato scoperto a fotografare i manifestanti di Lhasa. Il ruolo di Tenzin nell’uccisione non è mai stato chiarito: nonostante questo, il tribunale lo ha prima condannato a morte, per poi commutare la sua pena al carcere a vita.

Il rilascio di Tenzin segue quello di un altro attivista tibetano, il monaco Jigme Gyatso, 52 anni, liberato dopo 17 anni di prigione.

Fonte: Asia News, 3 maggio 2013