Donna cinese seviziata per tre anni

Frank Fang, Epoch Times | 19/05/2016
Per quasi tre anni, una donna cinese ha dovuto sopportare abusi e torture da parte delle guardie carcerarie e dei loro compari detenuti perché si è rifiutata di abiurare la sua fede. Secondo il sito Minghui.org, centro di raccolta di informazioni sulla persecuzione del Falun Gong in Cina, la 43enne Wang Yuqing, di Qitaihe – città nella provincia settentrionale cinese Heilongjiang – è stata incarcerata nella prigione femminile locale da settembre 2003 a marzo 2006.

In quel periodo, è stata «ammanettata dietro la schiena, tenuta in isolamento, appesa con le manette, e torturata in diversi altri modi», ha dichiarato la stessa Wang Yuqing, in un recente rapporto pubblicato da Minghui.

Wang era stata imprigionata perché è una praticante del Falun Gong, disciplina spirituale tradizionale cinese che combina lenti esercizi agli insegnamenti di verità, compassione, tolleranza. In Cina, la pratica è perseguitata dal 1999, anno in cui l’allora leader del Partito Comunista Cinese, Jiang Zemin, ne ha ordinato la soppressione radicale perché si sentiva minacciato dalla popolarità del Falun Gong, che – secondo i dati stimati riportati da rapporti ufficiali – contava dai 70 ai 100 milioni di praticanti proprio all’inizio della persecuzione.

Subito dopo essere nella prigione femminile di Heilongjiang, Wang Yuqing era rimasta scioccata nell’apprendere che alcuni detenuti/aguzzini a volte portavano bastoni elettrici fatti per aiutare le guardie carcerarie a torturare i praticanti del Falun Gong. Durante una delle cosidette ‘sessioni di allenamento fisico’, Wang e gli altri praticanti sono stati forzati a correre in circolo sotto la sguardo attento di detenuti armati di bastone; quando rallentavano per la stanchezza, le guardie carcerarie e altri detenuti si scagliavano addosso dei prigionieri con bastoni, bottiglie d’acqua e insulti.

All’inizio, Wang si rifiutava di indossare l’uniforme carceraria e di rispondere all’appello, conscia che il fatto di credere alla sua fede non costituisse alcun crimine. Per costringere la donna a rinnegare la sua fede, le guardie carcerarie l’avevano quindi ammanettata al telaio del letto con il braccio destro sollevato sopra la spalla.

Un’altra sevizia subita dalle guardie carcerarie, è stata quella di restare ammanettata una delle sue mani al telaio inferiore e l’altra al telaio superiore di un letto a castello. In questa posizione, Wang non poteva sedersi, stare in piedi o accovacciarsi.

Per sette mesi, nel 2004, Wang è stata poi costretta a stare in un minuscolo ufficio di una guardia carceraria assieme a altri 30 praticanti del Falun Gong, e ad almeno un praticante veniva negato l’uso del bagno, così da costringerlo a liberarsi nella stanza stessa.

Ai membri della famiglia di Wang era stato permesso di farle visita, ma le era proibito di raccontare loro dei maltrattamenti subiti in carcere: «Le verrà negata la visita dei suoi familiari se continua a dire queste cose», l’aveva minacciata una guardia carceraria – ricorda Wang – quando cercava di informare la sorella maggiore sulle sue tribolazioni.

E, ancora più agghiacciante, a fine del 2004 le guardie carcerarie hanno incaricato cinque detenuti di appendere Wang con la forza a testa in giù per potere prelevarle il sangue. Dalle indagini effettuate degli investigatori sul prelievo forzato di organi da persone vive, si sa che le autorità cinesi prelevano il sangue da praticanti del Falun Gong per creare una banca d’organi donazione per il trapianto.

Secondo l’organizzazione dei medici contro l’espianto forzato di organi (Doctors Against Forced Organ Harvesting, Dafoh), il numero accertato di praticanti del Falun Gong finora sottoposti a prelievo forzato di organi è stimato in oltre 100 mila. (Minghui.org)

Fonte-EpochTimes,http://epochtimes.it/n2/news/donna-cinese-sottoposta-a-tre-anni-di-torture-medievali-3630.html

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