Diritti Umani in Cina: Casa Bianca, dialogo sul Tibet

La Casa Bianca ha espresso “preoccupazione” per il rispetto dei diritti umani in Tibet ed ha lanciato un appello per il dialogo fra il Dalai Lama e le autorita’ cinesi.

“Gli Stati Uniti rispettano l’integrita’ territoriale della Cina e considerano il Tibet come parte integrante della Cina: allo stesso tempo, siamo preoccupati per la situazione dei diritti umani e pensiamo che un dialogo serio permetterebbe di fare progressi per trovare soluzione a problemi irrisolti da molto tempo e rappresenterebbe il miglior modo di giungere ad una stabilita’ effettiva e durevole”, ha spiegato il portavoce Robert Gibbs. Durante il viaggio in Asia del segretario di stato Hillary Clinton, che ha aperto il suo mandato nella nuova amministrazione di Barak Obama,  la questione dei diritti umani era passata un po’ secondo piano oscurata dalla necessità di mantenere buoni rapporti con la Cina in tempi di crisi economica.

Oggi, nell’anniversario della rivolta fallita in Tibet per conquistare l’autonomia dalla Cina e nella ricorrenza della sua fuga in India, il leader spirituale tibetano ha fatto un discorso duro di denuncia della repressione cinese ma senza chiudere al dialogo con il governo cinese. Il Dalai Lama ha accusato il regime di Pechino di aver portato “l’inferno sulla terra” in Tibet, causando la morte di “centinaia di migliaia di persone”.

Nella giornata di oggi la bandiera tibetana ha sventolato su centinaia di edifici, in varie parti del mondo si è ricordato il cinquantenario, a Roma con un raduno davanti a Montecitorio. La Camera  ha votato con un sì unanime una mozione bipartisan per il rispetto dei diritti umani e delle liberta’ democratiche in Tibet. Si tratta del primo atto della Camera ad essere votato con il nuovo meccanismo ‘anti-pianisti’ attivato mediante il rilevamento delle impronte digitali.

Il testo impegna il governo italiano “a reiterare al Governo cinese le richieste del Parlamento europeo di aprire in via stabile e permanente il Tibet alla stampa, ai diplomatici, in particolare ai rappresentanti dell’Ue, ed agli stranieri in generale ed a raccomandare alle autorita’ cinesi di rispondere positivamente alle richieste di visita avanzate dagli organismi Onu di monitoraggio della situazione dei diritti umani.”

Ma da Pechino il segnale che arriva non va nel senso della distensione: la cricca del Dalai Lama, dice il governo cinese, confonde il nero con il bianco.

Questi i principali eventi degli ultimi cinquant’anni:
– 10 marzo 1959: Scoppia una rivolta a Lhasa, capitale del Tibet, contro il governo cinese. Pechino invoca la legge marziale. Il governo tibetano parla di decine di migliaia di persone uccise dall’esercito cinese.
– 30 marzo 1959: Il Dalai Lama, la guida spirituale tibetana, arriva in India dopo due settimane di viaggio, e inizia la sua vita in esilio dopo il tentativo, fallito, di rivoluzione.
– 1965: La Cina crea la regione autonoma tibetana, che include circa la meta’ del territorio originario. Le altre aree dell’ex Tibet vengono incorporate in province cinesi preesistenti.
– 1988: Il futuro presidente cinese, Hu Jintao, diventa capo del partito comunista del Tibet e controlla che non avvengano ulteriori tentativi di rivoluzione nella Regione.
– Ottobre 1989: Il Dalai Lama vince il premio Nobel per la Pace. Il riconoscimento fa infuriare Pechino che dichiara il Tibet “territorio inviolabile” appartenente alla “madrepatria”.
– 10 marzo 2008: Monaci buddhisti e cittadini tibetani manifestano per il 49.mo anniversario della fallita rivoluzione. Manifestazioni si susseguono in tutto il mondo.
– 14 marzo 2008: Scoppiano rivolte anticinesi a Lhasa e nell’ovest della Cina. Secondo il governo tibetano in esilio, oltre 200 persone vengono uccise. La Cina replica di aver
ucciso solo un “insorgente” tibetano e afferma che i “rivoltosi” sono responsabili di 21 omicidi.

RaiNews 24, 10 marzo 2009

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