Diritti umani e democrazia in Cina: migliaia in marcia a Hong Kong

Decine di migliaia di persone hanno sfidato la calura del pomeriggio (31 gradi) per chiedere più democrazia per Hong Kong e per esprimere tutta la loro insoddisfazione per la situazione economica e sociale.

Gli organizzatori avevano predetto che essi sarebbero stati almeno 100 mila, ma alla fine il conto è stato di circa 77 mila.

Fra i dimostranti vi sono stati investitori colpiti dalla crisi economica e critici dell’incuria del governo verso le regole finanziarie; ecologisti che accusano il capo dell’esecutivo Donald Tsang di non fare abbastanza per l’ambiente; giornalisti che vedono con timore l’aumento della cosiddetta auto-censura di giornali e reti televisive per far piacere a Pechino. La domanda più forte è quella per una piena democrazia del territorio, il cui sviluppo è stato bloccato da Pechino fino al 2017. Da segnalare la massiccia presenza di giovani, con cartelli che chiedono “One person, one vote (una persona, un voto)”, o il rispetto dell’ambiente. Hanno partecipato anche vecchi e famiglie con i loro bambini. La polizia ha stretto così tanto i cordoni di passaggio che gli ultimi dimostranti hanno lasciato il Victoria Park alle 17, quasi 2 ore dopo l’inizio della manifestazione. Per questo vi sono stati tafferugli e critiche al corpo di polizia. I poliziotti avevano deciso in un primo tempo di partecipare alla marcia. Poi hanno ricevuto la promessa di un aumento di paga e hanno rinunciato. Secondo alcuni partecipanti – fra cui la ex segretaria generale di Hong Kong, Anson Chan – la polizia ha reso difficile il deflusso per scoraggiare la partecipazione alla marcia. Sotto il caldo del pomeriggio alcune persone sono svenute.

Prima della partenza dal Victoria Park, un gruppo di cristiani, cattolici e protestanti, hanno avuto un momento di preghiera e riflessione, per poi convogliarsi nella marcia. In passato, a questo incontro vi partecipava il card. Joseph Zen, ora vescovo emerito di Hong Kong. Il vescovo attuale, mons. John Tong, ha deciso di non parteciparvi, ma ha spinto la commissione Giustizia e pace e i sacerdoti ad essa collegati a sostenere l’iniziativa.

Affianco alla manifestazione spontanea, in mattinata vi sono state le celebrazioni ufficiali: l’alza-bandiera, un ricevimento all’Hong Kong Conventio and Exhibition Centre, spettacoli all’Hong Kong Stadium. Secondo fonti governative vi sono state almeno 40 mila persone, molte di esse venute a vedere spettacoli di danze, acrobazie dell’Esercito della liberazione, e gruppi di artisti da Shenzhen e Guangzhou.

Il parlamentare radicale Leung Kwok-hung, noto come “capelli lunghi”, ha cercato di disturbare l’alza-bandiera gridando ai rappresentanti della Cina lì presenti di liberare l’intellettuale Liu Xiaobo, accusato di “sovversione contro lo Stato” per aver pubblicato articoli pro-democrazia e sottoscritto il documento di Carta 08.

fonte: AsiaNews, 2 luglio 2009

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