Diop Mbaye, responsabile della comunità senegalese: occorre colpire chi produce e chi stocca i prodotti taroccati. Che si acquistano dai cinesi e dai napoletani.

Diop Mbaye, responsabile della comunità senegalese, non giustifica i suoi connazionali, ma invita a non criminalizzare chi vivacchia con quest’attività: “E’ solo l’ultimo anello della catena”

Non difende a spada tratta i suoi connazionali. Anzi, fa una premessa, dopo i fatti di mercoledì notte a Vada e la violenta reazione dei venditori al nuovo controllo della merce: «Sono reazioni eccessive, da condannare senza mezzi termini che non hanno motivo di essere e che non fanno parte del patrimonio culturale ed etico della nostra comunità».

Però Diop Mbaye, responsabile provinciale della comunità senegalese, avverte: «Quello del commercio è un settore delicatissimo.

Occorre agire con grande attenzione. Non possiamo criminalizzare chi – come molti ragazzi senegalesi – vivacchia con quest’attività.

Invito tutti, rappresentanti delle istituzioni essenzialmente., ad organizzare incontri sul tema. Noi lo stiamo già facendo con il comune di Rosignano, in particolare con l’assessore Nocchi, dovremo farlo anche con il comune di Cecina».

Ma come stroncare il fenomeno delle false griffe, dei prodotti tarocchi di cui si lamentano a più riprese commercianti e associazioni di categoria? «I venditori ambulanti sono solo l’ultimo anello di questo sistema. Occorre andare a monte, colpire chi produce e chi stocca questi prodotti. Che si acquistano dai cinesi e dai napoletani. E’ andando alla radice che si debella questa fenomeno».

Il Tirreno ediz. Cecina-Rosignano,21/08/2015

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