Dighe cinesi sul fiume Thanlwin minacciano la vita di interi villaggi birmani

L’allarme lanciato da studiosi cinesi, birmani e thai riuniti per un seminario nello Stato Mon. Gli impianti già presenti nella parte superiore del fiume, in territorio cinese, hanno alterato la corrente e causato un aumento dell’acqua salata. A rischio la fauna ittica e la sopravvivenza di interi villaggi.

Yangon. Un gruppo di studiosi cinesi, birmani e thai riuniti in questi giorni nello Stato Mon, nel sud del Myanmar, lanciano l’allarme riguardo ai piani – in fase di sviluppo – che prevedono la costruzione di sei dighe sul corso del fiume Thanlwin.

Oltre 200 ricercatori e docenti universitari hanno promosso un seminario alla Moulmein University, per condividere le ultime scoperte in tema di impatto sociale e ambientale delle mega strutture.

In particolare, l’attenzione si è concentrata sulle conseguenze per gli abitanti delle comunità stanziate lungo il corso d’acqua, il più lungo dell’Indocina dopo il Mekong. Gli esperti hanno inoltre visitato i villaggi, chiedendo alla popolazione locale come le dighe già realizzate nella parte superiore del fiume, in territorio cinese, hanno influito sulle loro vite.

Il workshop è stato organizzato col contributo di Renewable Energy Association Myanmar (Ream), di Mekong Energy and Ecology Network (Mee Net) e di Towards Ecological Recovery and Regional Alliance (Terra).

Per gli studiosi presenti, non sono solo le centrali sui fiumi a costituire una minaccia concreta per gli agricoltori, ma vi sono anche gli impianti chimici e le industrie del settore idroelettrico che proliferano accanto a loro.

Intanto la costruzione di dighe nella parte superiore del fiume Thanlwin, in Cina, ha già comportato una prima conseguenza: vi è stato un cambiamento nella corrente, che ha portato a un aumento dell’acqua salata nel corso d’acqua principale e nei suoi affluenti.

La maggiore salinità dell’acqua ha causato l’erosione del suolo e, nel corso degli anni, la conseguente scomparsa di interi villaggi e isole nel delta del Golfo di Martaban, alla foce del fiume (che nasce sugli altipiani del Tibet), nel sud del Myanmar, assieme a vaste porzioni di terreno agricolo.

Min Min Nwe, coordinatore del gruppo per lo sviluppo dello Stato Mon, fra i promotori dell’incontro, riferisce che scarti della produzione chimica sono già stati riversati nel fiume, mettendo a rischio la sopravvivenza di pesci e gamberi; essi sono i naturali predatori di insetti e altri animali, che causano gravi danni ai raccolti. L’attivista afferma che “grandi lumache stanno distruggendo le risaie” nell’impotenza generale degli agricoltori.

Delle sei nuove dighe in programma sul fiume Thanlwin, due dovrebbero sorgere nello Stato Shan (la costruzione è già iniziata), una nello Stato Kayah e tre nello Stato Karen. Secondo gli esperti, una volta ultimati gli impianti si assisterà a una progressiva deforestazione e all’aumento delle maree, mentre sarà sempre più in pericolo la vita di pesci e uccelli. Gli studiosi vorrebbero “scongiurare” un simile scenario e per questo hanno consegnato un rapporto approfondito al Parlamento sugli effetti delle dighe.

Asia News, 06/09/2014

English version,Asia News,click here: “Chinese dams on Thanlwin River threaten livelihood of Burmese villages”

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