Dieci lavoratori a nero e rifiuti pericolosi nella tintoria: maximulta e attività sospesa

La squadra interforze coordinata dalla divisione di polizia amministrativa sociale e immigrazione della questura di Prato, è intervenuta nel pomeriggio di giovedì 7 in una tintoria di via Gora del Pero, al Macrolotto Uno, gestita da un cinese di 62 anni che, al momento del controllo, era assente. Sono stati identificati 34 cittadini pakistani al lavoro, tutti con regolare permesso di soggiorno. Ma le verifiche ispettive hanno accertato la presenza di 10 lavoratori non regolarmente assunti, fatto che ha portato alla sospensione dell’attività produttiva e ad una sanzione di 17.000 euro a carico del titolare della ditta. Inoltre, il titolare è stato denunciato per reati in materia di deposito incontrollato di rifiuti pericolosi e di altro tipo nello stabile produttivo.

Il cinese è stato anche sanzionato con 4.000 euro di multa per la non corretta tenuta dei registri di carico e scarico rifiuti speciali. Ma non è finita: è stato accertato l’uso scorretto di prodotti chimici e la carente messa in sicurezza di un soppalco, con denuncia in stato di libertà del titolare della tintoria anche per i previsti reati di specie, nonché per violazioni penali in materia di sicurezza anti-incendio sui luoghi di lavoro. Per completare il quadro, è stata accertata un’evasione del pagamento di circa 14.000 euro per pregressi mancati versamenti di tasse sui rifiuti.

Il commento del sindacato. “Le violazioni verificate nella tintoria di via Gora del Pero, confermano quanto scritto nel Protocollo per il lavoro dignitoso e la legalità dello scorso anno” dichiara Massimiliano Brezzo, segretario della Filctem-Cgil.

 “Al momento del controllo, sembra che ci lavorassero 34 cittadini pakistani regolarmente soggiornati di cui 10 senza contratto. Sarebbe bene accertare se l’azienda lavorasse anche di notte e nei festivi, quando in genere la quota di lavoro irregolare è ancora maggiore”.

“Occorrerebbe anche capire” prosegue Brezzo “se tra quei lavoratori ci sia chi abbia falsi contratti part-time e, nel caso, confidiamo sul fatto che l’Ispettorato del Lavoro ricostruisca l’effettivo orario prestato e che l’Inps ne calcoli la mancata contribuzione e la richieda in solido al titolare e ai committenti della tintoria. È probabile che questo porterebbe al manifestarsi di altre irregolarità.”

Infatti” continua il sindacalista “se emergessero orari allungati a dismisura e retribuzioni bassissime, confidiamo che, da parte degli organi ispettivi e dell’Autorità giudiziaria, sia verificata la sussistenza dello sfruttamento lavorativo ai sensi dell’art. 603 bis del codice penale.”

“Non possiamo più permettere che a Prato migliaia di lavoratori vengano sfruttati sistematicamente” conclude

Brezzo. “Le leggi ci sono e vanno applicate. Perché la loro applicazione, in particolare sullo sfruttamento lavorativo e sulla responsabilità solidale, è l’unico vero deterrente al prosperare dello sfruttamento e l’unico vero contrasto al “sistema” di produzione illegale in quanto tale”.


Fonte: Il Tirreno, 8 giu 18

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