Dibattito in TV sulla democrazia: battuto Donald Tsang (e la Cina)

Donald Tsang, capo dell’esecutivo di Hong Kong, ha subito una profonda sconfitta durante un dibattito televisivo con uno dei leader democratici dell’opposizione, Audrey Eu. Il tema del dibattito era il pacchetto di riforme elettorali proposte dal governo di Hong Kong e appoggiate da Pechino, che i democratici bollano come inutili. Da un’inchiesta dell’università di Hong Kong e del South China Morning Post, la più convincente è stata Audrey Eu (con il 71%); Tsang è stato apprezzato solo dal 15%; il 45% ha dichiarato che dopo il dibattito sono “ancora più contrari” al pacchetto del governo; solo il 20% si dichiara “ancora più a favore”.

Il pacchetto del governo sarà presentato il 23 giugno ed è quasi sicuro che sarà bocciato. Per passare, dovrebbe avere il sostegno dei due terzi del parlamentino di Hong Kong (Legco), dove i democratici posseggono almeno 23 seggi su 60.

Da anni i democratici chiedono il suffragio universale per l’elezione dei parlamentari e per quella del capo dell’esecutivo. Attualmente, solo metà dei 60 seggi del Legco sono eletti in via diretta; gli altri sono eletti dalle corporazioni o sono scelti dal governo. Il capo dell’esecutivo è eletto da 800 rappresentanti, in maggioranza fedeli a Pechino.

Il nuovo pacchetto prevede l’aumento di 10 legislatori (5 per suffragio diretto, 5 dalle corporazioni) e l’aumento a 1200 dei rappresentanti elettori del capo dell’esecutivo.

Nelle scorse settimane Pechino ha espresso apprezzamento per il pacchetto e ha diffuso minacce velate ai democratici accusandoli di minare il processo verso la democrazia.

Dal 2004 la Cina ha avocato a sé ogni decisione di riforma politica del territorio, stabilendo che le elezioni del capo dell’esecutivo e in seguito quelle per il Legco potranno avvenire col metodo del suffragio universale solo nel 2017  o dopo. La presa di posizione della Cina contravviene al principio di “una nazione, due sistemi”, stabilito per il ritorno di Hong Kong alla madrepatria, che prevede un “ampio margine di autonomia” per la popolazione di Hong Kong.

Per accettare il pacchetto proposto dal governo, i democratici continuano a chiedere una precisa “road map”, ma Pechino si rifiuta.

Va notato che anche quando Hong Kong era una colonia, la Gran Bretagna non ha mai concesso la piena democrazia.

Fonte: Asia News, 18 giugno 2010

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