Diaoyu/Senkaku, la denuncia di Ai Weiwei: “Dietro alle proteste c’è il regime”

Le manifestazioni antigiapponesi dei giorni scorsi “sono state organizzate dai funzionari del Partito comunista e del governo cinese”. È la denuncia di Ai Weiwei, artista dissidente che vive ai domiciliari dopo 81 giorni di carcere per un’accusa di evasione fiscale che in realtà nascondeva la vendetta delle autorità per le sue denunce sociali. Ai, uno dei designer dello stadio olimpico di Pechino “Nido di rondine”, ha messo in rete anche il video nel quale si vede una cinquantina di manifestanti scagliarsi contro l’auto dell’ambasciatore americano in Cina, Gary Locke. L’artista si trovava a casa di un amico nei pressi dell’ambasciata giapponese (molto vicina a quella americana) intorno alla quale c’erano manifestazioni di protesta, quando ha visto le proteste e ha cominciato a filmare, cogliendo l’attimo delle violenze contro l’auto del rappresentante diplomatico statunitense. Per Ai Weiwei, “i leader cinesi pensano che i cittadini e gli osservatori siano ingenui se credono nella spontaneità delle manifestazioni. L’ultima vera protesta è stata quella di piazza Tiananmen nel 1989. C’erano troppi dettagli nelle manifestazioni per pensare che erano spontanee, erano tutte preparate con cura. Sembra essere tornati indietro ai tempi della Rivoluzione culturale”. Che la mano del governo sia presente nelle manifestazioni è evidente anche dal fatto che, secondo il China Human Rights Defender, gli attivisti democratici che hanno preso parte alle proteste sono stati arrestati. Approfittando del caos creato dai dimostranti ad Hangzhou e Shenzhen, alcuni dissidenti hanno esposto cartelli per denunciare le violazioni ai diritti umani in Cina e sono stati subito fermati dagli agenti. Che invece non hanno toccato i violenti impegnati a distruggere proprietà private riconducibili ai giapponesi. Nel frattempo, le proteste non accennano a fermarsi. L’arcipelago conteso, che i cinesi chiamano Diaoyu e i giapponesi Senkaku, è ancora controllato da navi da guerra cinesi. I due governi non dialogano sull’argomento e continuano gesti dimostrativi da entrambe le parti. E gli ideogrammi disegnati sui dolcetti tipici della Festa di metà autunno non augurano più longevità o ricchezza ma “morte ai giapponesi”. All’inizio del prossimo mese, insieme a una delle festività più sentite della Cina, ritorna anche la tradizione degli  “yuebing”, i dolcetti con ripieno di fagioli di soia o di semi di loto, che tutti comprano e regalano durante la settimana di festa. Quest’anno nelle pasticcerie stanno facendo la loro comparsa i dolcetti antigiapponesi sui quali, invece dei soliti ideogrammi inaugurali, compaiono frasi del tipo “uccidi i giapponesi”, “colpisci i giapponesi”, “odia i giapponesi”.

Fonte: Asia News, 20 settembre 2012

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