DIA: la mafia cinese, “immigrazione clandestina finalizzata al lavoro nero”

In Italia un’altra realtà criminale degna di nota, ma probabilmente meno conosciuta rispetto alle altre, è la mafia cinese. I principali proventi di questa realtà criminale derivano dal favoreggiamento dell’immigrazione clandestina dedita al lavoro “nero”, alla prostituzione, alla tratta degli esseri umani, alla contraffazione di marchi e contrabbando di sigarette.

Un sistema criminale con “una fitta rete di rapporti ramificati su buona parte del territorio nazionale, alimentata non solo attraverso legami familiari solidaristici, ma anche dal reclutamento di giovani leve”. La presenza del sodalizio è da registrarsi principalmente nel capoluogo toscano e nella provincia di Prato. Qui le forze dell’ordine sono intervenute all’interno di “laboratori di confezione, ove lavorano, giorno e notte, immigrati clandestini, spesso impiegati in condizioni di schiavitù”.

Inoltre si apprende che l’organizzazione concentra i propri sforzi nell’apertura di centri massaggio che producevano “un enorme giro d’affari”. Parlando invece del traffico di droga i cittadini cinesi vengono spesso coinvolti in spaccio di “Cannabis (la cui coltivazione è stata resa legale dalle autorità cinesi) e metanfetaminici, come lo shaboo, sono diverse le operazioni che confermano, soprattutto nel centro e nel nord Italia, tale tendenza. Allo stato, è noto che l’importazione dello shaboo, quasi esclusivamente sintetizzata e quindi in cristalli, avvenga prevalentemente ad opera di cittadini cinesi, che si rivolgono a fornitori presenti nel nord o nell’est Europa. Il successivo smercio avviene sia all’interno della comunità cinese o, in altri casi, la droga viene ceduta a pusher filippini che, a loro volta, riforniscono i propri connazionali”.

Fonte: Antimafiaduemila, 14/02/2019

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