Denise Ho, la diva cantopop diventata una donna combattente rivoluzionaria e nemico numero uno del governo cinese

Allo stereotipo – tutto occidentale – della diva pop orientale disimpegnata, tutta ammiccamenti, vestiti color pastello e canzoncine orecchiabili la spallata definitiva potrebbe darla Denise Ho. Un nome che da noi dice poco, ma che in Cina è associato all’empireo Cantopop, la scena popular locale che muove ascoltatori a milioni e che si prepara a diventare uno dei mercati musicali più vivi e redditizzi del pianeta.

Denise ha 39 anni, è nata a Hong Kong ma è cresciuta in Quebec, in Canada: tornata a undici anni in madrepatria, la ragazza sceglie la musica come mestiere. Fortuna (sua) vuole che a prenderla sotto la sua alla protrettrice sia Anita Mui, la scomparsa Madonna del Cantopop, artista forte e dalla personalità indomita, anche lei emigrata in Canada, che il governo di Pechino ha sempre vissuto come una spina nel fianco.

Già, perché ai governi come quello cinese piacciono i cantanti se fanno intrattenimento e basta. Una popstar che conta centinaia di milioni di fan che prende una posizione politica non allineata a quella di stato per i vertici del locale partito comunista è peggio di una bomba ad olorogeria, e gli artisti occidentali che si sono trovati ad esibirsi a sud della Grande Muraglia – da Beyoncé a Bob Dylan – lo sanno bene. Eccoci allora alle vicende di Denise Ho.

E’ il settembre del 2014 quando l’ex colonia britannica – tornata nel ’97 sotto il controllo della Cina – viene scossa da quella che sui media venne chiamata “rivoluzione degli ombrelli”, mobilitazione di massa che vede gli attivisti pro-democrazia scontrarsi con le autorità locali. Dopo poco più di una settimana di sit in e occupazioni delle principali arterie di comunicazione stradale, la polizia sgombera senza troppe gentilezze i manifestanti a colpi di spray urticani e gas lacrimogeni. E fu allora che in Ho qualcosa scattò: “Non potevo starmene lì a guardare la gente lottare”, ha confessato lei al Guardian, “Dovevo alzarmi e dire qualcosa”. E così ha fatto: per i successivi due mesi, Denise visita costantemente le manifestazioni diventando una delle sostenitrici del movimento più in vista, venendo persino arrestata. Con il collega Anthony Wong arriva a registrare il brano “Raise your Umbrellas”, che diventa uno degli inni della protesta.

E’ un gesto, quello di Denise, del quale difficilmente si comprende la portata, se si è nati e cresciuti in un paese democratico: l’80% degli introiti della Ho provengono dal continente, e finire sul libro nero di chi a Pechino muove le leve può significare smettere di lavorare da un giorno all’altro, venendo estromessi dai circuiti live e radiofonico.

Le prime bastonate arrivano dalla stampa: il South China Morning Post parla della sua scelta in termini di “suicidio professionale” e la potente agenzia governativa Xinhua invita il pubblico al boicottaggio, accusandola di sputare nel piatto dove mangia.

Denise non si scoraggia, anzi, alza la posta: all’inizio di quest’anno sui suoi canali Facebook viene lanciato uno scatto che la ritrare col Dalai Lama, la più invisa tra le personalità mondiali al governo di Pechino. Gli organi di stampa iniziano a parlare di lei come del “veleno che viene a Hong Kong”, accusandola di svilire l’immagine della Cina.

Ma lei, che quattro anni fa dichiarò dal palco di un suo concerto la sua omosessualità, non sembra patirci troppo, anche se ormai nel continente non si esibisce quasi più e le piattaforme streaming operanti in Cina – iTunes compresa – filtrano o bloccano l’ascolto delle sue canzoni. Abbandonata la sua vecchia etichetta, Denise ne ha fondato una tutta sua, la Goo Music. “Loro l’hanno chiamato suicidio, io lo vedo più come una rinascita”, spiega lei, che lo scorso giugno è stata scaricata dal colosso della cosmetica Lancome, che l’aveva voluta per un evento “brandizzato” ma che non ci aveva messo un minuto ad annullare l’evento (“Per motivi di sicurezza”, fu la giustificazione ufficiale), una volta compreso che l’associazione con una figura talmente controversa avrebbe potuto rivelarsi un boomerang commerciale. Denise continuerà a fare la cantante: “Tornare alla mia musica e mettere nelle canzoni quello che penso è il mio lavoro”.

Rockol.it,19/09/2016

English article,The Guardian:

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