Un quinto delle terre coltivabili cinesi è inquinato

Secondo un rapporto del ministero per la protezione dell’ambiente cinese il 16,1 per cento del suolo e il 19,4 per cento della terra coltivabile in Cina sono contaminati da sostanze inquinanti.

Il rapporto, frutto di uno studio condotto tra il 2005 e il 2013, cita il cadmio, il nickel e l’arsenico tra i principali agenti inquinanti, e i distretti industriali dei delta dello Yangtze e del Fiume delle perle e del nordest tra le regioni più inquinate. Finora i risultati degli studi sull’inquinamento del suolo erano stati coperti dal segreto di stato.

Nella foto: Baoding, nella provincia di Hebei, il 25 marzo 2014. Inquinamento, desertificazione, piogge acide e scarsità d’acqua in Cina(Fonte: Damien Woon)

Secondo il comunicato del ministero “è difficile essere ottimisti sullo stato del suolo nel paese. […] I lunghi periodi di sviluppo industriale e le emissioni di agenti inquinanti hanno provocato in alcune regioni un deterioramento della qualità delle terre e una grave contaminazione del suolo”.

L’inquinamento dei terreni agricoli è particolarmente preoccupante perché in Cina le terre coltivabili sono poche e secondo le stime del governo bastano appena a garantire il sostentamento della popolazione. Nell’aprile del 2013 la scoperta di un alto contenuto di cadmio nel riso proveniente dalla provincia dello Hunan, dove si concentra la maggior parte della produzione del cereale ma anche gran parte dell’attività mineraria, ha provocato il crollo dei prezzi sul mercato locale.

Svolta ambientalista. Negli ultimi anni la lotta all’inquinamento è diventata una priorità per la Cina, che recentemente ha scavalcato gli Stati Uniti in cima alla lista dei paesi che emettono più gas a effetto serra. Dopo le Olimpiadi di Pechino del 2008 lo smog che oscura il cielo della capitale e di altre città cinesi è diventato il simbolo dei disastri ambientali provocati dall’industrializzazione.

Il governo, che finora aveva cercato di nascondere il problema, ha cambiato atteggiamento, anche a causa del moltiplicarsi delle proteste dei cittadini.

Il 30 marzo a Maoming, nella provincia meridionale del Guangdong, centinaia di persone hanno manifestato contro la costruzione di un impianto per la produzione del paraxilene, un composto considerato dannoso per la salute e oggetto di molte proteste negli ultimi anni.

Nei giorni scorsi il governo ha annunciato una riforma della legge sulla protezione dell’ambiente che dovrebbe dare alle autorità il potere di chiudere e confiscare gli impianti inquinanti. Le lobby industriali stanno però cercando di mantenere in vigore la clausola che impedisce alle organizzazioni non governative di fare causa alle aziende che inquinano.

Nell’ultimo piano quinquennale Pechino ha stanziato circa 3,5 miliardi di euro per la bonifica delle terre inquinate, ma secondo gli esperti il processo costerà molto di più.

Internazionale,18/04/2014

English version,The New York Times,April 17,2014:
One-Fifth of China’s Farmland Is Polluted, State Study Finds

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