Il defunto Liu Xiaobo si unisce a una lunga lista di vittime causate dalla dura vita nelle prigioni cinesi

Il premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, che ha ricevuto l’attenzione internazionale per il suo ruolo nella protesta di Piazza Tiananmen, e che stava scontando una sentenza di undici anni per “incoraggiamento alla sovversione del potere statale”, è morto giovedì per un cancro al fegato. Questo è stato semplicemente un ultimo esempio dell’effetto devastante, che accorcia la vita, della detenzione in una prigione cinese.

A Liu era stata concessa la condizionale per ragioni mediche, ma il governo cinese ha rifiutato di liberarlo completamente dalla custodia. I difensori dei diritti umani affermano che il caso di Liu è un pratico esempio di uno schema intenzionale che avviene nelle prigioni cinesi, dove i dissidenti sono sistematicamente privati dall’assistenza sanitaria e costretti a sopportare condizioni di prigionia che aggravano le loro malattie.

“Danno alle persone la condizionale per ragioni mediche quando sono sotto pressione politica per farlo, il che significa che non ci tengono particolarmente che la gente muoia sotto la loro custodia”, ha dichiarato a RFA la direttrice dell’area Cina di Human Rights Campaign, Sophie Richardson.

“Ci sono casi in cui le persone sono lasciate libere perché sono così malate che non possono essere curate correttamente in prigione. Ma ci sono certamente casi in cui questo non è vero”, ha proseguito.

A Liu, che ha ricevuto una diagnosi tardiva, e soffriva di insufficienza respiratoria quando le sue condizioni sono peggiorate, è stato offerto il miglior trattamento possibile da parte di Germania e Stati Uniti, ma i medici cinesi hanno deciso contro il viaggio dell’attivista, mentre internazionalmente si rivolgevano appelli al Partito Comunista Cinese.

Non è la prima volta che le autorità cinesi hanno negato il trattamento medico ai prigionieri. Il precedente vincitore del premio Sakharov dell’Unione europea per i diritti umani, Hu Jia, aveva cinque richieste di condizionale per ragioni mediche respinte, nonostante gli allarmi della moglie per il rapido deterioramento della sua salute.

Avvocati torturati
Hu ha detto al New York Times che i medici avevano ripetutamente sbagliato diagnosi sul suo dolore addominale scambiandolo per una fitta al fianco. Soltanto quando è stato rilasciato dalla prigione ha ricevuto la diagnosi di pancreatite acuta.

“La sua cirrosi del fegato e ora questa pancreatite acuta sono legate al periodo in carcere”, ha dichiarato a RFA l’avvocato di Pechino per i diritti Sui Muqing in un rapporto di qualche tempo fa.

Anche il deterioramento della salute dell’attivista per i diritti delle donne cinesi Su Changlan, dichiarata colpevole di “incitamento alla sovversione del potere statale” dalla Corte Intermedia del Popolo di Foshan nella provincia meridionale del Guangdong, ha ricevuto l’attenzione internazionale il mese scorso, dopo che è stata negata la richiesta di libertà condizionata per ragioni mediche da parte del marito all’inizio di quest’anno.

Parlando a RFA a metà maggio, Jin Bianling, la moglie dell’avvocato Jiang Tianyong, scomparso dal novembre del 2016, ha dichiarato di essere stata tenuta all’oscuro per mesi sulle circostanze e le condizioni del marito.

“Abbiamo da poco saputo da una fonte ufficiale e solidale a Changsha che Jiang Tianyong è stato torturato. C’è un problema con i suoi piedi. Sono così gonfi che non riesce a stare in piedi. Potrebbe rimanere invalido per la vita”, ha detto Jin a RFA.

“Sono estremamente preoccupata e in ansia da quando ho ricevuto questa notizia” ha proseguito. “Temo per la vita e il benessere di Jiang Tianyong, perché ho visto che anche gli altri avvocati, Xie Yang, Li Chunfu e Li Heping sono stati arrestati e torturati”.

Tutti loro sono stati arrestati durante una violenta repressione contro gli avvocati per i diritti umani lanciata da Pechino a luglio 2016.

“Mi preoccupa che Jiang Tianyong non sia in grado di sopportarlo”, ha aggiunto Jin.

Lascia che la natura faccia il suo corso
In Tibet, nel frattempo, i prigionieri torturati durante la prigionia cinese sono spesso lasciati senza cure, e vengono rilasciati in cattive condizioni di salute, solo per morire poco dopo.

L’ex assistente ai vertici del Partito Comunista, Bao Tong, in un precedente rapporto ha parlato del trattamento inumano subito dai cittadini cinesi, che risale all’era di Mao Zedong – 1949-76.

“Non hanno mai trattato le persone come persone”, ha detto Bao. “Li vedono come bersaglio per la lotta politica, l’oppressione e la dittatura; anche la loro enfasi su una ‘società armoniosa’ oggi significa che non riconoscono la gente come umana”.

Il governo cinese ha una storia di abusi sui diritti umani che precede il mandato dell’attuale presidente Xi Jinping: fu, infatti, il suo predecessore, Hu Jintao, che incarcerò Liu Xiaobo.

Arrestato due volte e imprigionato per un totale di 18 anni per il suo ruolo nel movimento “Muro di Democrazia” nel 1980, l’attivista per la democrazia Wei Jingsheng ha trascorso i primi 16 anni di quei 18 anni in isolamento.

Fu accusato di aver passato informazioni “segrete” sulla guerra sino-vietnamita del 1979 a un estraneo, e di essere impegnato in “propaganda e agitazione controrivoluzionaria”.

Gli fu diagnosticata una malattia cardiaca nel 1984, e Wei chiese la condizionale per motivi medici per molti anni senza approvazione, mentre la sua malattia peggiorava.

“Dopo aver appreso che mi era stata diagnosticata una malattia cardiaca, [l’allora capo supremo] Deng Xiaoping ha ordinato personalmente che io e molti altri detenuti politici fossimo inviati sull’altopiano di Qinghai-Tibet e ordinò che il campo di lavoro in cui saremo stati dovesse situarsi sopra i 3.000 metri”, ha detto Wei a RFA.

“Le prigioni di Qinghai avevano paura ad accettarci perché sapevano che il governo stava usando la natura per ucciderci, e loro non volevano essere i capri espiatori”.

Traduzione di Andrea Sinnove, LRF Italia onlus


Fonte: RFA, 13 luglio 2017

English article: RFA, Late Liu Xiaobo Joins a Long Line of Victims of Harsh Chinese Prison Life

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