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Debellare la piaga del lavoro forzato e contrastare la concorrenza sleale

Pubblichiamo un comunicato stampa dall’Emilia Romagna sulla risoluzione presentata dal PdL alla Giunta regionale, contro il lavoro forzato.

Contrastare la terribile piaga dello sfruttamento del lavoro forzato ancora presente in molti Paesi del mondo, “tra i quali la Cina”, dove “la manodopera non retribuita fornita dai prigionieri reclusi in condizioni disumane nei campi di lavoro, i ‘laogai’”, consente a molte industrie di “immettere nei mercati prodotti a prezzi molto bassi, altamente competitivi rispetto ai prezzi occidentali, aumentando quindi il livello di concorrenzialità nei confronti delle nostre imprese che operano nel rispetto della legislazione nazionale”. È quanto si prefigge una risoluzione presentata dal capogruppo Luigi Giuseppe Villani (primo firmatario) e da tutti i consiglieri regionali del Pdl, nella quale si richiama il progetto di legge depositato alla Camera, con le firme di 160 deputati appartenenti alla quasi totalità dei gruppi presenti in Parlamento, concepito allo scopo di contrastare ogni forma di sfruttamento del lavoro forzato di uomini, donne, vecchi e bambini e nel quale, oltre al divieto di produrre, importare e commercializzare merci realizzate attraverso il lavoro forzato e il lavoro nero si prevede, tra l’altro, “l’adozione di sistemi idonei ad accertare, tramite l’istituzione di un albo nazionale e di un marchio di conformità sociale, che in nessuna fase della lavorazione e del confezionamento del prodotto sia in alcun modo utilizzata la manodopera forzata e in nero”.

Nella risoluzione si impegna quindi la Giunta regionale a “sollecitare il Governo e il Parlamento affinché venga al più presto approvato il disegno di legge volto alla tutela dei diritti dei lavoratori e dei diritti inviolabili dell’uomo e alla salvaguardia della concorrenza leale, improntata alla trasparenza e alla legalità fra le imprese”.

“In un recente rapporto della Laogai Research Foundation Italia – riferiscono i consiglieri Pdl – si evidenzia come l’Occidente continui ad intrattenere lucrosi rapporti economici con la Cina, denunciando come le merci a basso costo importate da quel paese sono spesso prodotte nei laogai o in fabbriche lager. In particolare – sottolineano ancora – ci sarebbero le prove che anche il pomodoro commercializzato da imprese italiane viene prodotto nei laogai cinesi”.

“Occorre avere il coraggio – si legge nel documento – di assumere un atteggiamento fermo e deciso anche a livello istituzionale, nei confronti della Cina poiché il problema non è più solo economico ma soprattutto morale e sociale e la questione dei diritti umani non può più passare in secondo piano”.

Leggi anche l’articolo pubblicato su Libertà di Piacenza [1].

Fonte: Quotidiano E. R. [2]