Davos, la Cina, la crisi

In questi giorni leggiamo sui giornali come “la Cina ha salvato il mondo da una recessione ancora più grande”. La Cina “rivendica il ruolo di locomotiva della ripresa”, scrivono, convinti, i giornalisti. Un trionfante Li Keqiang, futuro Primo Ministro, dichiara, al Forum di Davos, che la Cina trascinerà la ripresa aumentando il consumo interno e diminuendo le esportazioni, a patto che, l’occidente non ceda alla tentazione del protezionismo. La stampa, gli “esperti” ed i politici, all’ unisono, confermano il postulato di una Cina in forte crescita economica, a vantaggio di tutti. Però, leggendo queste roboanti dichiarazioni, qualcosa non quadra. Come fa la Cina ad aumentare il consumo interno finquando la stragrande parte della popolazione risparmia i pochi soldi che riceve perchè non ha assistenza sanitaria e pensione garantita? Lo conferma il caso di Taiwan dove, solo dopo l’estensione del sistema sanitario alla quasi totalità della popolazione, i consumi sono aumentati. Perchè la Cina continua a mantenere il valore della sua moneta (yuan) basso se non per aumentare le esportazioni? Li Keqiang critica il protezionismo. Tuttavia è proprio la Cina che, contrariamente agli accordi del WTO, applica forti dazi sulle importazioni come nel caso delle auto, i pezzi di ricambio delle stesse, alcuni prodotti agricoli ed ha anche bloccato le importazioni di altri prodotti come i libri, i DVD ed il prosciutto italiano! Inoltre, il governo cinese, alla faccia del mercato libero, sostiene le imprese esportatrici mediante agevolazioni fiscali, bassi tassi di interesse e l’uso gratuito della terra. Se non bastasse, anche l’UE dona annualmente centinaia di milioni di euro al paese asiatico ed applica delle agevolazioni fiscali (il GSP, vedi www.laogai.it) per sostenere le importazioni cinesi! È proprio questa politica di sostegno alla “locomotiva cinese” che ha contribuito alla crisi causando bancarotte di impresa, delocalizzazioni e disoccupazione. Non è un caso che l’UE importi dalla Cina il triplo di quello che esporta verso la stessa. La tanto decantata competitività cinese deriva dall’uso del lavoro forzato, del lavoro minorile e dallo sfruttamento umano. Non capiscono i nostri “esperti” che un mercato (veramente!) libero dovrebbe avere le stesse regole? Per potere proteggere i nostri interessi ed allo stesso tempo i diritti umani del popolo cinese dobbiamo introdurre una legge contro l’importazione dei prodotti del lavoro forzato e del lavoro minorile secondo quelle Convenzioni Internazionali che anche la Cina ha firmato ma mai rispettato.
Toni Brandi

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