DAVAJ! DAVAJ!

Poca rilevanza ha avuto sui giornali il sequestro dell’archivio elettronico di MEMORIAL, l’associazione fondata dal Nobel Andrej Sakharov nel 1989 per riunire tutte le notizie ancora reperibili sul gulag sovietico e sui suoi abitanti, dal 1917 fino ad oggi. L’archivio consisteva in undici dischi fissi che contenevano le mappe dei campi di concentramento e delle fosse comuni, le testimonianze fotografiche, i racconti orali e le biografie scritte degli sventurati ospiti del tritacarne sovietico. Dopo la morte di Sacharov il lavoro fu continuato dalla moglie Elena Bonner e dalle sezioni dell’associazione presenti in vari paesi. La raccolta e la cernita dei documenti è costata anni di lavoro paziente e tenace, la loro confisca pochi minuti.
Ci sono infatti due sistemi per cancellare le ingiustizie. O si ristabilisce la giustizia, individuando e punendo i colpevoli. O si distruggono le prove dei crimini. Quando si sceglie la seconda soluzione si è costretti a diffondere qualche diceria per rendere accettabile l’accaduto. E dell’archivio requisito a San Pietroburgo (che conteneva le prove fisiche dell’esistenza dei lager, i cui nomi oggi in internet corrispondono a luoghi di soggiorno e cura!) si è detto che fosse collegato con la rivalutazione di Stalin in atto nella Confederazione degli Stati Indipendenti (ex URSS) proprio in questi giorni. Prima di un convegno internazionale sullo stalinismo, organizzato da Memorial e dalla Fondazione Eltsin a Mosca dal 5 al 7 dic.2008, la procura ha disposto questo colpo di mano, col pretesto di un’inchiesta su pubblicazioni antisemite. Così Stalin, il gengis khan col telefono, che invase la Polonia 15 giorni dopo il suo alleato Hitler nel 1939 e progettò il pogrom e la deportazione degli Ebrei (vedi Solzenicyn) nell’intera URSS, non attuati solo perché la morte improvvisa glielo impedì, esce glorioso e trionfante da questa vicenda. Lavato con Dash (no prove, no crimini), si siede vicino a Pietro il Grande e allo Czar Nicola II, santo per la Chiesa Ortodossa, nel pantheon dei piccoli padri che fecero grande la Russia imperiale.
Che c’entra questo con la Cina? La Cina non ha neanche una letteratura sui LAO GAI, solo qualche titolo di romanzo, e quando i perseguitati vorranno costituire finalmente un Memorial delle loro sofferenze si può ragionevolmente credere che mai vedrà la luce. Solo chi possiede il passato possiede anche il presente e i funzionari comunisti cinesi, alunni dei sovietici, questo lo sanno benissimo.
DAVAJ! DAVAJ!  parola russa:avanti ! avanti! incitamento contro i prigionieri.
pogrom  parola russa: massacro di Ebrei.

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.