Dall’Esquilino 50 milioni l’anno verso la Cina

A rischio processo boss, imprenditori e funzionari di banca per riciclaggio. Nel viaggio dei soldi profitto della contraffazione anche funzionari di banca
Centinaia di milioni di euro verso la repubblica popolare cinese. Un fiume di denaro che partiva dal cuore della chinatown dell’Esquilino direzione «madre patria».

 

Tutto denaro che era di provenienza illecita e che partiva da piazza dell’Esquilino per finire in tasca a destinatari cinesi che incassavano i soldi guadagnati dai connazionali a Roma in maniera illecita. Una valanga di denaro che è stata intercettata dai magistrati romani, che hanno chiesto, dopo anni di indagini, il rinvio a giudizio di boss della mala cinese nella Capitale, di un imprenditore, di due consulenti finanziari romani e del vice direttore della Banca Nazionale del Lavoro, ora in pensione.

Ma qual è il giro d’affari scoperto dalla procura? Oltre cento milioni di euro in due anni di traffici illeciti in garage, scantinati e negozi della città eterna.

A tutti gli imputati viene contestato, in concorso tra loro, il delitto di riciclaggio: i cinesi per aver svolto un’attività commerciale in Italia realizzavano ricavi che venivano integralmente trasferiti in Cina attraverso una società «centrale fiduciaria» intestata a «teste di legno».

In questo flusso finanziario confluivano le somme che dovevano essere versate in Italia a titolo di imposte nonché i proventi delle vendite dei beni con marchi contraffatti gestiti dalla mafia cinese a Roma.

Secondo la procura, veniva inoltre omesso il pagamento dei dazi doganali all’importazioni. I responsabili della «centrale fiduciaria» depositavano inoltre somme contanti ricevute dai clienti cinesi su conti correnti appositamente accesi a nome della «centrale fiduciaria» presso un’istituto di credito Bnl all’Esquilino, da dove partivano i bonifici per la Cina.

L’ammontare finanziario complessivo degli illeciti è sconvolgente: oltre 100 milioni di euro soltanto tra il 2003 e il 2005. La «centrale fiduciaria» presentava alla banca, per conto dei cinesi, richieste di finanziamento (mutui) per l’acquisto di compendi immobiliari. La banca erogava il mutuo e così veniva consentito ai clienti cinesi di «ripulire» il denaro «provento di delitto», ripagando le rate del mutuo in contanti.

L’avvocato Gianluca Arrighi, difensore dell’allora vicedirettore dell’agenzia Bnl, ha dichiarato: «Una richiesta di rinvio a giudizio che giunge dopo oltre dieci anni dall’ipotetica commissione del delitto mi lascia quantomeno perplesso e in ogni caso le accuse contro il mio assistito sono del tutto infondate.

Se e quando si arriverà al dibattimento – ha concluso il noto penalista e scrittore – sono certo che il processo si concluderà con una sentenza di assoluzione».

Augusto Parboni,Il Tempo.it,19/10/2014

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Laogai Research Foundation,clic quì: “L’Esquilino, la Chinatown di Roma (intervista a Nicola Tripodi,Associazione dei Rioni Monti ed Esquilino)”

 

 

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