Dalla parte delle bambine

Questa settimana nell’occasione del giorno della donna, l’8 marzo, molti hanno scritto sulla piaga dell’eccidio delle bambine ma pochi hanno avuto il coraggio di denunciarne la principale causa: la criminale politica del figlio unico in Cina.

“La bambina era appena nata ed è stata gettata nel vaso da notte. La madre tenta di soccorrerla. Due poliziotti la fermano”. Così la scrittrice cinese, Xinran Xue, racconta il fato di moltissime bambine in Cina, sulla rivista “Economist” della settimana scorsa. L’infanticidio delle bambine non è infatti raro nel paese asiatico. Un’inchiesta del Time Magazine testimonia il caso della giovane Li Juan di 23 anni. Gli operatori sanitari legarono la giovane a un letto, le infilarono un grosso ago nell’addome fino a raggiungere il feto di 9 mesi. Questo si è dapprima mosso scalciando, poi ha smesso di muoversi. Dieci ore dopo la madre ha partorito una bimba morta, che si sarebbe dovuta chiamare Shuang ”Piena di luce”. Subito dopo il corpicino è stato immerso in un secchio d’acqua per accertarne l’avvenuto decesso. Questo è il diretto risultato della feroce politica di “pianificazione familiare” in Cina. Anche se la maggior parte delle persone è al corrente del fatto che la Cina persegue la “politica del figlio unico”,  in realtà non sa precisamente che cosa questo comporti. Nel libro “Strage di innocenti. La politica del figlio unico in Cina” (Guerini, 2009) sono raccolte le testimonianze e i documenti ufficiali comprovanti le crudeltà connesse alle sterilizzazioni ed agli aborti forzati. L’infanticidio delle bambine è infatti aumentato a partire dall’introduzione della legge sul figlio unico nel 1979. Ciò crea un forte scompeno fra il numero di maschi e quello delle femmine. Dati recenti confermano che in Cina vi sono 120  neonati ogni 100 neonate mentre la media mondiale è di 106 maschi e 100 femmine. La politica del figlio unico crea anche altre violazioni dei diritti umani a gravi problemi sociali come il traffico delle donne e schiavitù sessuale, i suicidi delle donne, i furti di bambini, problemi di salute per le donne, bambini senza esistenza legale, rivolte popolari, l’abbandono di bambini e l’invecchiamento della popolazione. Il fenomeno delle sterilizzazioni e degli aborti forzati continua imperterrito in Cina e le autorità internazionali non fanno nulla per fermarlo. Per cominciare potrebbero cessare i contributi alla UNFPA, l’agenzia delle Nazioni Unite che finanzia il programma di “pianificazione familiare” cinese. Oggi purtroppo non è più giusto ciò che è giusto ma è giusto ciò che conviene. Così i politici trovano sempre una giutificazione per non fare ciò che è giuto ma solo ciò che conviene.
Toni Brandi

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