Dalla Cina sigarette ancora più tossiche

Potrebbero essere fini­te anche nel circuito legale. Siga­rette made in Cina prodotte con tabacco, filtro e cartina «a più ele­vata tossicità». «Bionde» ovvia­mente contraffatte, persino nel si­gillo dei Monopoli di Stato. Per questo potrebbero essere finite nel mercato legale. A far scattare l’allarme l’ufficio dogana del por­to di Bari, che ha trasmesso un’in­formativa dettagliata alla procu­ra. L’indagine comincia lo scorso sei marzo, quando gli uomini del­la dogana sequestrano un carico di otto tonnellate di sigarette di marca cinese, un prodotto che in Italia come nel resto d’Europa non ha alcun mercato. Il fatto in­sospettisce le forze di polizia, convinti che si tratti solamente di un carico copertura, per di­strarre i controllori dal reale obiettivo.

Ovvero dall’arrivo dal­­l’Est di altri tir. Camion riempiti, questa volta, con stecche di «bionde» con marchi italiani, eu­ropei e statunitensi rigorosamen­te contraffatti. Simili in tutto e per tutto alle originali, salvo la qualità del prodotto. Infatti, dalle analisi chimiche effettuate in la­boratorio su sigarette provenien­ti dalla Cina e intercettate recente­mente risulta un’alta concentra­zione di elementi tossici contenu­ti nel tabacco, come nel filtro e persino nella cartina. Sigarette dannose per la salute dell’uomo. Questo è quanto contenuto nel­l’informativa che la procura bare­se sarà chiamata a valutare. I se­questri eseguiti dai funzionari della dogana come dalla guardai di finanza, inoltre, segnano la ri­presa del fenomeno del contrab­bando delle «bionde». Il porto di Bari è tra quegli prescelti dalla mafia cinese, insieme a quelli di Taranto, Gioia Tauro e Napoli. Queste le rotte preferite. Una set­timana fa, le fiamme gialle han­no bloccato, durante controlli nel porto, complessivamente cir­ca 95 chili di sigarette di contrab­bando, denunciando due perso­ne.

Le sigarette erano state distri­buite tra 12 persone (otto bulga­ri, un moldavo e un albanese, tut­te segnalate per violazioni ammi­nistrative) sbarcate da motonavi provenienti dall’Albania e dalla Grecia. L’otto marzo, sempre la guardia di finanza, intercettò un altro carico di ‘bionde’ contraf­fatte provenienti sempre dall’Est, circa sette quintali di sigarette. Insomma, una ripresa consi­stente. Lunedì scorso, un 30enne barese è stato denunciato dai ca­rabinieri dopo essere stato trova­to in possesso di 26 stecche di si­garette estere prive del sigillo dei Monopoli di Stato. Traffico illega­le di sigarette ma non solo. Resta ovviamente vivo quello delle so­stanze stupefacenti: nei primi tre mesi del 2009, la guardia di finan­za ha segnalato alla procura 607 persone e ne ha arrestate 35. In­genti anche i sequestri: 3.351 chi­li di canapa, 74 chili di eroina (nel 2008 furono 105), 333 chili di marijuana. Già lo scorso set­tembre, gli investigatori della Dia lanciarono l’allarme. Le sostanze stupefacenti parti­rebbero dalla Turchia e, passan­do dall’Albania, arriverebbero a Bari, considerata testa di ponte per lo smistamento di ingenti quantitativi di droga destinata al nord Italia, alle rinomate località della riviera romagnola e poi in tutta Europa. A gestire l’affare ­emerge dai dossier della Dia – sa­rebbero albanesi di elevato spes­sore criminale che dal paese del­la Aquile guidano gli affari senza mai mettere piede in Italia, così da non rischiare in prima perso­na di finire in un blitz delle forze di polizia. I clan albanesi sono molto più potenti di quelli italia­ni che ormai sono stati soppianta­ti – emerge dallo studio della Dia – e ridotti addirittura a spacciare per conto delle cosche albanesi.

Corriere del mezzogiorno, 10 aprile 2009

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