Dalla Cina il nuovo segretario di Propaganda Fide

Salvo sorprese dell’ultima ora, la notizia dovrebbe essere ufficializzata nei prossimi giorni: Benedetto XVI avrebbe deciso di nominare un prelato cinese come numero due della Congregazione di Propaganda Fide, il dicastero vaticano che si occupa delle terre di missione e che ha competenza sulla Chiesa in Cina. La notizia è stata riportata oggi da La Stampa e dal Corriere della Sera. Non si tratterebbe però di un vescovo, né tantomeno di un vescovo appartenente alla cosiddetta “Chiesa clandestina” (denominazione peraltro superata dopo la lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi), ma di un sacerdote salesiano, che Ratzinger conosce bene di persona e stima, in quanto è membro della Commissione teologica internazionale. Il nome potrebbe essere quello di don Savio Hon Tai-Fai, che insegna teologia sistematica al Seminario teologico di Hong Kong. La designazione di Hon Tai-Fai non sarebbe comunque da leggere come una “risposta” vaticana alle ultime decisioni del governo di Pechino, vale a dire la consacrazione illecita del nuovo vescovo a Chendge, e la gestione dell’Assemblea dei rappresentanti cattolici cinesi, alla quale molti vescovi sono stati costretti a partecipare. Sembra infatti che la nomina del teologo di Hong Kong sia stata presa in considerazione e vagliata ben prima degli ultimi avvenimenti e dunque non è da mettere direttamente in relazione con l’ultima crisi.

E’ innegabile però che l’arrivo del prelato cinese con il titolo di arcivescovo a Propaganda Fide – se confermata – rappresenterebbe una svolta importante nel modo di affrontare le questioni cinesi, non solo perché Hon Tai-Fai conosce bene la realtà del suo Paese e ha contatti diretti con la Chiesa cinese, ma anche perché la sua formazione e la sua linea appaiono in sintonia con quelle espresse dal cardinale Joseph Zen Zekiun, già vescovo di Hong Kong, e fautore di un atteggiamento più fermo nei confronti del governo di Pechino. Una linea condivisa dalla Segreteria di Stato, come dimostrano i recenti comunicati della Santa Sede, dai quali emerge la volontà di proseguire il dialogo e di non chiudere le porte alla trattativa, ma senza fare sconti alle autorità cinesi hanno messo in atto per cercare di controllare la Chiesa.

Fonte. Il Giornale.it, 21 dicembre 2010

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