Dal Trentino Alto-Adige, lotta contro i Laogai

In seguito alla Mozione passata alla quasi unanimità dal Consiglio Regionale del Trentino-Alto Adige, nel novembre del 2009, la Laogai Research Foundation è stata ricevuta oggi da Marco Depaoli, il presidente del Consiglio Regionale.

La mozione dal titolo “I Laogai: una realtà che per essere sconfitta deve essere denunciata” ricorda  l’esistenza dei campi Laogai e le continue violazioni dei diritti umani in Cina.  Alla riunione di oggi hanno partecipato il consigliere Pino Morandini, primo firmatario della Mozione, il direttore della Coldiretti Danilo Merz ed il Sindaco di Volano Francesco Mattè. Il Comprensorio C10, la Coldiretti, i Comuni di Volano e Calliano insieme all’Associazione La Torre di Volano hanno già intrapreso ed attutato una campagna di sensibilizzazione nel 2009 nelle scuole e presso i comuni. Il Presidente Depaoli ha oggi espresso la sua totale disponibilità ad attuare gli impegni presi dal Consiglio Regionale in termini di una campagna di sensibilizzazione sull’esistenza di questi lager del terzo millennio. Danilo Merz ha denunciato la grande produzione agroalimentare dei laogai che sono particolarmente forti nell’export (20,76% dei laogai in funzione offi producono nel settore agro-alimentare). Un rapporto di questo mese della Laogai Research Foundation denuncia infatti che circa 110 laogai pubblicizzano le loro attività sui siti commerciali internazionali. Trentatre di questi lo fanno in italiano! Insieme ai 314 trovati nella banca dati della Dun and Bradstreet nel 2008, possiamo confermare che fra i circa mille laogai conosciuti ed operativi oggi quasi la metà è certamente attiva nell’esportazione. Ciò conferma che i prodotti del lavoro forzato continuano ad entrare nei nostri mercati. Toni Brandi, presidente della laogai Research Foundation Italia, ha spiegato che nei laogai sono costretti al lavoro forzato monaci tibetani, sacerdoti cattolici ed oppositori del regime a vantaggio economico del partito e di numerose multinazionali che producono o investono in Cina. I laogai hanno spesso due nomi: uno come prigione ed uno come impresa commerciale. Il numero esatto dei campi e dei detenuti sono considerati “segreto di Stato” dal regime di Pechino. Si tratta, principalmente, di un problema morale che ha tuttavia anche un forte impatto economico che si traduce nelle bancarotte di impresa a la disoccupazione in occidente.

Fonte: LRF, Trento, 22 febbraio 2010

Per i due rapporti della laogai Research Foundation clicca qui

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