Dal Made in China al Made for China

Nell’ultimo decennio la Cina ha confezionato tutto ciò che indossiamo. Ora si sta attuando una vera e propria rivoluzione in proposito perché oltre ad esportare i capi d’abbigliamento ha deciso d’indossarli. Tutto ciò mette in luce ancor più il divario –sia dal punto di vista fisico che per gusti ed abitudini- che c’è tra loro e gli occidentali. In sostanza ciò che piace a noi non si allinea con gli standard cinesi. La cosa buffa è che pretendono auto, jeans, magliette, cosmetici che conservino la qualità occidentale, ma che trasmettano uno spirito orientale. I marchi della moda, tuttavia, si sono accorti che solo il made for china può salvare dalla crisi, in quanto è un mercato da un miliardo di consumatori che in pochi anni, con la crescita della Corea del Sud, di Singapore e di tutto il Sudest asiatico, può addirittura raddoppiare. La manifestazione più palese di questo cambiamento di tendenza sono senz’altro i jeans Levi’s, vietati per mezzo secolo in Cina perché simbolo dell’imperialismo Usa. Ora il brand di San Francisco ha inventato il Chineans, il pantalone in tela blu fatto apposta per la fisicità (sedere piatto, vita stretta e statura bassa) dei cinesi. Il nuovo modello, presentato a Shanghai durante una sfilata, si chiama Denizem, perfetta fusione tra lo storico denim e l’antica filosofia zen. Tutto ciò è sorprendente: l’espressione più famosa del casual americano è stata costretta a cambiare, reinventandosi in chiave cinese. L’intenzione è quella d’invadere il mercato europeo ed americano proponendo alta qualità a poco prezzo. Presto la Cina cambierà il nostro modo di mangiare, di vestirci, tutte le nostre abitudini insomma. Non saranno più gli abiti ad essere su misura per noi ma noi per loro. Levi’s e tutte le più grandi multinazionali del consumo che stanno seguendo il suo esempio, come Chanel, Diesel, Lee, Bmw, Coca-Cola, capovolgeranno quindi poco a poco il grande sogno americano in un incubo senza via d’uscita: quello cinese.

Erika Eramo

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