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Ikea made in China clonata tra le miniere perdute

SEMBRA tutto vero, come sempre, come vogliamo credere quando sulla spiaggia ci vendono un Rolex a 50 euro. Il letto Smorboll, la candela Fyrkantig, la libreria Billy. C’è l’atmosfera e profuma di verità. Legno di pino svedese, cacchine fresche e borotalco nell’area bambini, afrori di salmone all’ora di pranzo.

Anche il nome, Shi yi Jia Ju, è quasi identico a Yi Jia Jia ju, che tradotto significa Ikea. L’hanno fatta grossa. Evidentemente stanchi di taroccare singoli pezzi senz’anima, i cinesi hanno deciso di clonare lo spirito e la location del paradiso del mobile svedese.

Quattro piani, 10mila metri quadrati di esposizione, le inconfondibili spennellate di giallo e blu e la caffetteria dal design da aeroporto. L’unica differenza è che i prodotti sono tutti su ordinazione, non impacchettati in cima a mostruosi scaffali, e almeno questo potrebbe essere un vantaggio.

La strada è segnata, non basta più falsificare un orologio. La menzogna si dilata oltre le scarpe e la pelletteria perché l’ultima frontiera è copiare in blocco l’allure del marchio, a cominciare dal punto vendita. La città di Kunming, capoluogo della provincia dello Yunnan, sta affinando la specializzazione dopo essere diventata famosa per il negozio che commercializzava prodotti Apple riproducendo lo stile e l’ambiente di un Apple Store, senza che l’azienda di Cupertino ne sapesse niente. Una copia spudorata, dai tavoli di legno chiaro alla mela di Steve Jobs sulle magliette degli impiegati.

Una vigliaccata a metà: a essere messo sotto processo è il contenitore e non il contenuto, perché iPad, iPhone e il resto della famiglia non violano la legge. Quello che succede a Kunming va compreso e giustificato da chi deve solo girare l’angolo per trovare la griffe che lo fa sentire contemporaneo e in linea con quanto sosteneva la stilista Elsa Schiaparelli riferendosi alle donne e un po’ a tutti i consumatori: il 30% ha complessi di inferiorità, il 70% si nutre di illusioni.

La città della finta Ikea è un posto di miniere sperduto fra le montagne, lontano dalle coste e dal sudest che tirano l’economia cinese. Per le grandi multinazionali si tratta di geografia fantasma. Ma i desideri degli uomini sono uguali dappertutto, la fame di mobili con troppe viti anche. E comunque i cinesi ci sanno fare, basta fare un salto al New Silk Market di Pechinol’apoteosi del tarocco – che risulta essere la terza meta turistica dopo la Città proibita e la Grande Muraglia.

Sono attesi interessanti sviluppi commerciali dalle parti di Urumqi, nella remota provincia di Xinjiang, dove a fare notizia sono solo le bufere di neve. Il mercato del lusso non dovrebbe fare una piega e anzi ringraziare, come pure gli svedesi, per l’effetto “snob premium”, il valore aggiunto che deriva dall’essere copiati. La signora Schiaparelli sosteneva anche che è molto peggio il contrario: quando non ti copiano più, significa che hai smesso di fare notizia.

Quotidiano,net,22/01/2016

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