Crisi/ Pechino a sorpresa avvia l’exit strategy

Con una mossa che ha sorpreso i mercati finanziari e probabilmente anche i ministri delle finanze dei paesi del G20, la Cina ha avviato l’exit strategy dalla crisi con la decisione della banca centrale di iniziare una graduale politica monetaria restrittiva.

Il peggio e’ alle spalle e la caduta dell’economia globale si e’ arrestata ma la ripresa e’ ancora fragile e negli ultimi mesi tutte le istituzioni internazionali, dal Fmi all’Ocse, nonche’ le principali banche centrali, hanno sottolineato che e’ ancora prematuro l’avvio dell’exit strategy per far rientrare le misure straordinarie varate dai governi e dalle banche centrali per sostenere l’economia nella fase piu’ acuta della crisi. Pechino invece ancora una volta dimostra una certa doppiezza.

Ancora un mese fa, in occasione della visita di Obama in Cina, aveva ribadito la volonta’ e l’impegno della Cina nell’ambito di interventi e decisioni politiche in sede del G20. Oggi invece la banca centrale cinese ha annunciato l’aumento dello yield sulle operazioni di rifinanziamento a 90 giorni. Un incremento di lieve entita’, appena 4 punti base all’1,3684%, ma indicativo del cambiamento di politica delle autorita’ monetarie cinesi. Il tasso sulle emissioni a un anno e’ ancora all’1,7605%, livello invariato dal mese di agosto, ma gli analisti prevedono che gia’ dalla prossima settimana il tasso salira’ a oltre il 2%.

La banca centrale cinese oggi in un comunicato ha annunciato che operera’ per bilanciare la necessita’ di sostenere la crescita economica e l’esigenza di non favorire la ripresa dell’inflazione. Gli ultimi dati macroeconomici della Cina indicano d’altra parte una ripresa dei prezzi. Tutti gli indicatori mostrano che si sta preparando un rialzo dei prezzi e al tempo stesso continuano a correre i prestiti che nei primi 11 mesi del 2009 sono ammontati al volume record di 21 mila miliardi di yuan.

La banca centrale cinese gia’ a luglio aveva adottato una serie di misure per congelare la crescita degli impieghi, strategia abbandonata dopo appena un mese davanti alle forti critiche sull’aumento dello yeld che ha provocato una contrazione della borsa di Shanghai del 22% nel solo mese di agosto, in netta controtendenza rispetto al resto dei mercati azionari. Oggi pero’ la situazione e’ diversa. I segnali di ripresa si vanno rafforzando a livello globale e soprattutto in Cina con un primo segnale di ripresa dell’inflazione che a novembre ha registrato una crescita dello 0,6% su base mnsile.

”E’ inevitabile che la banca centrale abbia iniziato a ridurre la liqudita’ sul mercato per fronteggiare qualsiasi rischio sul versante dei prezzi” afferma un analista. Anche il governo ha avviato in modo soft l’exit strategy dopo le misure straordinarie di un anno fa per scongiurare un impatto devastante della crisi economica. Il governo di Pechino ha iniziato a intervenire sul mercato immobiliare riducendo progressivamente gli incentivi al credito e gli sconti fiscali sull’acquisto di immobili. L’avvio molto graduale dell’exit strategy tuttavia sta alimentando una situazione paradossale.

Le banche infatti nelle ultime settimane stanno accelerando gli impieghi, prima cioe’ che le autorita’ centrali chiudano i rubinetti degli incentivi. Al momento e’ da escludere un rialzo dei tassi di interesse, decisione che spetta alla banca centrale ma su disposizione del Consiglio di Stato. C’e’ ancora troppa incertezza sulla solidita’ della ripresa economica. Le autorita’ centrali tuttavia dispongono di altri strumenti per calmierare il flusso dei prestiti, ad esempio aumentando i requisiti minimi delle riserve bancarie, con l’immediato effetto di far crescere i tassi di interesse sui prestiti.

Secondo alcuni analisti pero’, la Cina non alzera’ i tassi di interesse fino a quando la Federal Reserve non dara’ assicurazioni sulla solidita’ della ripresa americana. Al momento dunque le autorita’ cinesi intendono limitarsi a intervenire sulle operazioni di rifinanziamento e se non fosse sufficiente il secondo step sarebbe un aumento delle risorse da parte delle banche, tenendo presente che un aumento dei tassi di mezzo punto percentuale riduce la liquidita’ sul mercato di 300 miliardi di yuan.

Fonte: Affari Italiani, 8 gennaio 2010

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