Crisi/ Cina e Giappone: fondo di emergenza da 120 mld

Mentre il G20 studia ancora le regole per riformare il funzionamento dei mercati, i Paesi dell’Est e Sud-Est asiatico (Asean) hanno firmato un programma per costituire un fondo di emergenza di 120 miliardi di dollari per proteggersi dallo scoppio di una crisi finanziaria.

Il piano è chiamato Chiang Mai: Giappone, Cina, Sud Corea, Hong Kong e i 10 membri dell’Associazione Paesi asiatici sud-orientali saranno autorizzati a scambiare le rispettive valute in dollari Usa fino a un importo prestabilito.

“Gli obiettivi fondamentali del fondo Chiamg Mai sono di fronteggiare squilibri di bilancia dei pagamenti e di liquidità a breve nella regione e integrare gli attuali accordi finanziari internazionali”, spiega un comunicato ufficiale dell’Asean. In pratica tamponare eventuali emergenze di liquidità in modo da prevenire lo scoppio di crisi finanziarie (come ad esempio quella che colpì l’area nel 1997-98).

Il fondo dovrebbe entrare in funzione nel marzo 2010. Ma non si tratta di una versione locale del Fondo monetario internazionale. Nè tantomeno rappresenta il primo passo verso una forma di unione monteraria stile Ue. Tuttavia, come segnala il ministero delle finanze coreano, rappresenta un salto di qualità sul fronte della cooperazione internazionale nell’area. Un’area il cui sviluppo, condividono in molti, sarà cruciale nel trainare l’economia mondiale fuori dalla crisi.

A conferma di questo, poi, basta tener presente quanto appena osservato dal vice-ministro aggiunto per il Commercio cinese Zhong Shan. Secondo cui il suo Paese ha “ottime possibilità di diventare quest’anno la prima potenza esportatrice al mondo, soppiantando la Germania, malgrado il rallentamento subito dall’export a causa della crisi globale”. L”esponente del governo di Pechino ha precisato che “la quota cinese del commercio mondiale dovrebbe superare il 9% quest’anno dall’8,6% del 2008”.

Nel primo semestre dell’anno, le esportazioni cinesi di beni, secondo i dati della Wto, sono state pari a 521,7 miliardi di dollari, già lievemente superiori ai 521,6 miliardi della Germania., ma il 2009 si è rivelato un anno difficile per tutti i principali Paesi esportatori a causa della crisi finanziaria e della recessione. Nei primi undici mesi dell’anno l’export cinese ha accusato un calo del 18,8% rispetto allo stesso periodo del 2008, a un totale di 1.070 miliardi e, secondo quanto previsto da Zhong Shan, il calo a fine anno sarà pari al 16%. La quota della Cina del mercato mondiale è migliorata, malgrado questo scenario negativo, perchè le vendite degli altri principali Paesi esportatori sono andate ancora peggio, ha spiegato Zhong Shan. Il Paese, ha continuato il vice-ministro aggiunto, dovrà fare i conti “con una situazione ancora più complicata a livello di scambi con l’estero” a causa delle incertezze sul livello della domanda mondiale e sulla stabilità del tasso di cambio dello yuan. La Cina, tuttavia, non rallenterà i propri sforzi per migliorare ancora il suo status “di grande nazione esportatrice”, ha detto Zhong Shan, lamentando al tempo stesso il fatto che Pechino non sia però ancora “una grande potenza commerciale”. Nel 2010, comunque, ha assicurato Zhong Shan, “l’export cinese continuerà a crescere”.

Fonte: Affari Italiani, 28 dicembre 2009

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