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Crescono gli internauti che aggirano la censura cinese

L’80% dei cinesi che aggirano la “Grande Barriera” di censura su internet lo fanno solo per accedere a servizi essenziali come Google. Uno sguardo sui molti internauti che navigano nei siti “proibiti”.

Da sempre Pechino pratica una stretta censura su internet e sono bloccate ricerche con parole-chiave di temi “sensibili”, come massacro-Piazza-Tiananmen, 4-giugno, Taiwan e molte altre. Dalle Olimpiadi di Pechino di agosto 2008 la censura è aumentata, nella metà del 2009 è stato bloccato l’accesso a network sociali come Twitter e Facebook, quest’anno è esplosa la polemica con Google che ha rifiutato le censure sul suo motore di ricerca ed è stata oscurata.

Il risultato è  un forte aumento di chi aggira la censura. Jason Ng, noto blogger, ad aprile ha lanciato un’indagine tra i frequentatori di molti microblog, raccogliendo un campione di oltre 5.300 risposte.

Ad aggirare la censura sono soprattutto giovani tra i 22 e i 25 anni di buona cultura. I due terzi degli intervistati la aggirano tutti i giorni, soprattutto per accedere a motori di ricerca necessari per il lavoro come Google. Al 2° posto ci sono i network sociali come Facebook, al 3° i siti esteri di informazione. Circa il 30% delle risposte ammette che visitano siti pornografici.

Non si tratta di pericolosi contestatori, anzi oltre la metà ha risposto che accetterebbe la censura, se una legge la definisse in modo certo e se fosse applicata in modo trasparente. Circa l’85% ha espresso la convinzione di non fare qualcosa davvero illegale e che lo avrebbe insegnato agli amici. Appena il 38% degli intervistati ritiene che la censura debba essere abolita del tutto.

I dati sono con certezza incompleti, data la limitatezza del campione. Esperti ritengono che, comunque, lo studio fornisce un primo quadro della situazione.

L’analista Wen Yunchao, noto come Beifeng, osserva al South China Morning Post che per le autorità è impossibile bloccare del tutto le reti private, specie quelle estere, perché le ditte multinazionali e le ambasciate estere ne fanno uso. Questo potrebbe favorire la creazione di siti che riproducono le notizie e gli accessi a queste reti estere. Wen ritiene che sarebbe “un ottimo affare”, perché il servizio potrebbe essere reso accessibile solo a pagamento ed è convinto che il mercato potenziale sia molto vasto e in espansione.

Fonte: Asianews, 10 maggio 2010