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Cresce il commercio illegale di tigri e felini selvatici fra Myanmar e Cina

Uno studio recente mostra un picco nel traffico attorno alla cittadina birmana di Mong La. Negli ultimi otto anni si sono triplicati i negozi che vendono parti trafugate di animali. Nell’80% dei casi si tratta di bracconaggio di tigri, una specie a rischio estinzione. Rispetto a un secolo fa si è salvato solo il 5% della popolazione.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) – Il commercio illegale di tigri e di altri felini selvatici dal Myanmar alla Cina è cresciuto in modo esponenziale negli ultimi anni. È quanto emerge da un nuovo studio, frutto dell’analisi di dati che fanno riferimento agli ultimi due decenni. Il documento mostra un picco del traffico attorno a Mong La, una cittadina birmana al confine con la Cina, dove i negozi che vendono articoli derivanti da parti di questi animali sono più che triplicati negli ultimi otto anni.

Nell’80% dei casi, sottolinea l’inchiesta, si tratta di parti di tigri prelevate da almeno 200 esemplari abbattuti. Le parti più comuni appartengono al leopardo nebuloso estratte da circa 480 animali.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Biological Conservation, conferma denunce del passato, secondo le quali la cittadina di confine birmana sarebbe uno dei crocevia della regione per il commercio di animali, come ampie zone del continente africano. Al tempo stesso emerge che un’altra città di confine in Myanmar, Tachilek, lungo la frontiera con la Thailandia, ha fatto registrare un calo nel volume di commercio illegale.

Per gli esperti la diminuzione dei traffici fra Myanmar e Thailandia è dovuta a un rafforzamento dei controlli predisposti dalle autorità di Bangkok; diverso il discorso lungo il confine fra ex Birmania e Cina, dove i controlli sono molto meno serrati e favoriscono i commerci illegali.

Il Myanmar ha sottoscritto la Convenzione internazionale contro la vendita e il traffico di specie protette o a rischio (Cites), mettendo al bando la vendita di parti di tigri e leopardi. Ma, secondo gli ambientalisti, la norma non trova alcuna applicazione a Mong La. E come emerge dall’inchiesta, in 20 anni sarebbero state commercializzate almeno 2mila parti di animali, con una netta preponderanza del pellame, assieme a cranio e denti.

Secondo la tradizione cinese essi avrebbero effetti benefici per l’organismo o avrebbero un particolare potere afrodisiaco.

A dispetto delle preoccupazioni della comunità internazionale, continua senza sosta il bracconaggio di tigri tanto che oggi ne restano solo 3mila esemplari; si tratta di una specie in via di estinzione in tutto il mondo e fra quelle più a rischio. Rispetto a un secolo fa si tratta solo del 5% del totale della popolazione.

AsiaNews,22/12/2014

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