Cremona, 11 dicembre: “rosso sangue” e i diritti umani in Cina

Cremona, 11 dicembre. Su iniziativa del giornalista Mauro Faverzani, in collaborazione con il gruppo laico canossiano “Giuseppina Ghisi”, si è svolta una conferenza ”Rosso sangue. Il comunismo in Cina.Dalle persecuzioni alla politica del figlio unico”, presso la Sala Mercanti a Cremona. Faverzani ha introdotto il convegno presentando il lavoro della Laogai Research Foundation che denuncia i laogai e le continue violazioni dei diritti umani della Cina comunista. Brandi ha spiegato la struttura dei laogai, che sono parte integrante del “boom economico cinese”, soprattutto per l’export, e le numerose violazioni dei diritti umani: le esecuzioni capitali con vendita degli organi dei condannati a morte, le repressioni delle minoranze,  la persecuzione dei cristiani e le sterilizzazioni e gli aborti forzati. Infatti molti sanno che la Cina applica la politica del figlio unico ma pochi sanno cosa essa comporti. La legge sulla pianificazione familiare causa decine di migliaia di sterilizzazioni e aborti forzati all’anno. Il Governo Cinese si vanta infatti di aver “evitato”, dalla prima introduzione della politica del figlio unico nel 1979, ben 400 milioni di nascite. La Laogai Research Foundation, grazie a molte persone che hanno investigato in Cina, sottoponendosi ad enormi rischi,  ha raccolto in “Strage degli Innocenti. La politica del figlio unico in Cina” (Angelo Guerini, Milano 2009) le testimonianze ed i documenti ufficiali comprovanti le crudeltà connesse a questa politica. Il rapporto del 2008 del governo  americano del 25.2.2009, denuncia il caso di funzionari di Henan che nel mese di marzo arrestarono una giovane non sposata di 23 anni, al settimo mese di gravidanza. La legarono al letto ed uccisero il nascituro. Jin Yani, una giovane donna incinta di nove mesi è stata sottoposta ad aborto forzato per aver portato avanti una gravidanza senza avere il permesso, nonostante attendesse il suo primo figlio. Michael Sheridan, su “Times on line” del 15.2.2009, racconta la storia di un contadino di nome Huang Qiusheng che descrive il caso della moglie che, giunta al nono mese di gravidanza, aveva partorito regolarmente nonostante avesse già subito un’iniezione nell’utero. I poliziotti, presenti al parto, hanno subito gettato il neonato in un gabinetto pubblico. Il giorno seguente Liu Zhuyu, una donna anziana che aveva udito le grida del bambino, lo prese, lo lavò e lo portò all’ospedale. Intervennero cinque funzionari che afferrarono il bambino e lo uccisero sbattendolo violentemente sul pavimento. La politica del figlio unico causa altri tragici problemi come l’eccidio di bambine, il traffico ed il suicidio delle donne, adolescenti senza esistenza legale e l’invecchiamento della popolazione. Ciò preoccupa il partito comunista che teme che «l’economia soffrirà se vi saranno meno lavoratori e più anziani da mantenere». Quindi per il partito il problema è solo “economico”! Nella Cina capital-comunista di oggi tutto è permesso nel nome del nuovo dio: il profitto. Quindi, in nome dell’utile e del lucro, è lecito inquinare le terre, i fiumi e l’atmosfera, sfruttare donne e bambini, costretti al lavoro forzato nei laogai (www.laogai.it) per produrre a costo zero a vantaggio economico del regime e delle multinazionali e sfruttare i minatori ed i lavoratori che muoiono a migliaia ogni anno a causa della mancanza di misure minime di igiene e di sicurezza. Decine di migliaia sono gli organi dei condannati a morte venduti per alti profitti. La Laogai Research Foundation ha anche pubblicato un rapporto riguardo a questa tragedia: “Cina Traffici di Morte” (Angelo Guerini, Milano, 2008). Tutto ciò in nome del dio denaro e in ossequio allo slogan di Den Xiaoping «arricchirsi è glorioso».  Molti in Occidente pensano che in Cina vi siano troppi abitanti e che una riduzione delle nascite sia necessaria, perché si vuol far credere che le risorse naturali del mondo siano limitate. Il precursore di questa teoria era Malthus. Le sue previsioni non si sono realizzate e sono state anzi contraddette dalla storia. In effetti la stragrande maggioranza delle fonti utili non consiste in un quantitativo prefissato erogato dall’ambiente naturale, ma dipende e varia secondo la creatività e la capacità produttiva dell’uomo. Una delle cause principali della caduta dell’impero romano fu proprio la riduzione della natalità. Al contrario, il grande sviluppo culturale e socio-economico delle città cristiane intorno all’anno Mille si dovette alla crescita demografica. Il problema non è nella mancanza di risorse, ma nel loro controllo e nella loro distribuzione che sono sempre più nelle mani di un numero ridotto di imprese e persone il cui loro unico scopo è il profitto, letteralmente prodotto sulla pelle dei popoli.  

Alla fine del convegno ha avuto luogo un acceso dibattito fra il folto pubblico presente con numerose domande ed interventi sulle ragioni per le quali la grande stampa tace sui crimini del regime di Pechino e su cosa di debba fare.

Faverzani ha introdotto il convegno presentando il lavoro della Laogai Research Foundation che denuncia i laogai e le continue violazioni dei diritti umani della Cina comunista. Brandi ha spiegato la struttura dei laogai, che sono parte integrante del “boom economico cinese”, soprattutto per l’export, e le numerose violazioni dei diritti umani: le esecuzioni capitali con vendita degli organi dei condannati a morte, le repressioni delle minoranze,  la persecuzione dei cristiani e le sterilizzazioni e gli aborti forzati. Infatti molti sanno che la Cina applica la politica del figlio unico ma pochi sanno cosa essa comporti. La legge sulla pianificazione familiare causa decine di migliaia di sterilizzazioni e aborti forzati all’anno. Il Governo Cinese si vanta infatti di aver “evitato”, dalla prima introduzione della politica del figlio unico nel 1979, ben 400 milioni di nascite. La Laogai Research Foundation, grazie a molte persone che hanno investigato in Cina, sottoponendosi ad enormi rischi,  ha raccolto in “Strage degli Innocenti. La politica del figlio unico in Cina” (Angelo Guerini, Milano 2009) le testimonianze ed i documenti ufficiali comprovanti le crudeltà connesse a questa politica. Il rapporto del 2008 del governo  americano del 25.2.2009, denuncia il caso di funzionari di Henan che nel mese di marzo arrestarono una giovane non sposata di 23 anni, al settimo mese di gravidanza. La legarono al letto ed uccisero il nascituro. Jin Yani, una giovane donna incinta di nove mesi è stata sottoposta ad aborto forzato per aver portato avanti una gravidanza senza avere il permesso, nonostante attendesse il suo primo figlio. Michael Sheridan, su “Times on line” del 15.2.2009, racconta la storia di un contadino di nome Huang Qiusheng che descrive il caso della moglie che, giunta al nono mese di gravidanza, aveva partorito regolarmente nonostante avesse già subito un’iniezione nell’utero. I poliziotti, presenti al parto, hanno subito gettato il neonato in un gabinetto pubblico. Il giorno seguente Liu Zhuyu, una donna anziana che aveva udito le grida del bambino, lo prese, lo lavò e lo portò all’ospedale. Intervennero cinque funzionari che afferrarono il bambino e lo uccisero sbattendolo violentemente sul pavimento. La politica del figlio unico causa altri tragici problemi come l’eccidio di bambine, il traffico ed il suicidio delle donne, adolescenti senza esistenza legale e l’invecchiamento della popolazione. Ciò preoccupa il partito comunista che teme che «l’economia soffrirà se vi saranno meno lavoratori e più anziani da mantenere». Quindi per il partito il problema è solo “economico”! Nella Cina capital-comunista di oggi tutto è permesso nel nome del nuovo dio: il profitto. Quindi, in nome dell’utile e del lucro, è lecito inquinare le terre, i fiumi e l’atmosfera, sfruttare donne e bambini, costretti al lavoro forzato nei laogai (www.laogai.it) per produrre a costo zero a vantaggio economico del regime e delle multinazionali e sfruttare i minatori ed i lavoratori che muoiono a migliaia ogni anno a causa della mancanza di misure minime di igiene e di sicurezza. Decine di migliaia sono gli organi dei condannati a morte venduti per alti profitti. La Laogai Research Foundation ha anche pubblicato un rapporto riguardo a questa tragedia: “Cina Traffici di Morte” (Angelo Guerini, Milano, 2008). Tutto ciò in nome del dio denaro e in ossequio allo slogan di Den Xiaoping «arricchirsi è glorioso».  Molti in Occidente pensano che in Cina vi siano troppi abitanti e che una riduzione delle nascite sia necessaria, perché si vuol far credere che le risorse naturali del mondo siano limitate. Il precursore di questa teoria era Malthus. Le sue previsioni non si sono realizzate e sono state anzi contraddette dalla storia. In effetti la stragrande maggioranza delle fonti utili non consiste in un quantitativo prefissato erogato dall’ambiente naturale, ma dipende e varia secondo la creatività e la capacità produttiva dell’uomo. Una delle cause principali della caduta dell’impero romano fu proprio la riduzione della natalità. Al contrario, il grande sviluppo culturale e socio-economico delle città cristiane intorno all’anno Mille si dovette alla crescita demografica. Il problema non è nella mancanza di risorse, ma nel loro controllo e nella loro distribuzione che sono sempre più nelle mani di un numero ridotto di imprese e persone il cui loro unico scopo è il profitto, letteralmente prodotto sulla pelle dei popoli.

Alla fine del convegno ha avuto luogo un acceso dibattito fra il folto pubblico presente con numerose domande ed interventi sulle ragioni per le quali la grande stampa tace sui crimini del regime di Pechino e su cosa di debba fare.

Fonte: LRF, 12 dicembre 2009<-->

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