Costretto a chiudere il maglificio, lo sfogo di un artigiano causa la delocalizzazione e la concorrenza sleale

Dopo 34 anni a causa della delocalizzazione, del falso “Made in Italy” e della pressione dello Stato.L’amara storia di un artigiano che per 34 anni ha lavorato nel settore della maglieria costretto a chiudere a causa della delocalizzazione dei grandi marchi della moda, del “falso Made in Italy” e della pressione fiscale dello Stato.


“1984: iscrizione per la prima volta all’Albo Artigiani della provincia di Pesaro – Urbino, lavorato per 34 anni nel settore della maglieria. Dopo ripetuti tentativi di rinnovamento tecnologico, chiusura definitiva il 31-12-2019.

La causa? Dai più grandi marchi italiani, per primi, fino all’ultimo importatore commerciante, sono andati a produrre in Cina, perché? Il prezzo! La solita manfrina, in Italia costa troppo! E la qualità? Non importa, ci vuole il prezzo!

Il primo fra tutti ad abbandonare l’Italia è stato Benetton, prima tappa Romania, poi Cina e dopo a seguire tutti gli altri grandi marchi a insaputa del consumatore, tanto basta una sola laborazione fatta in Italia e vai con il Made in Italy (legge fatta ad hoc, suggerita dai stessi grandi marchi).

Quindi si facevano i campioni in Italia, si andava a vendere e poi tessitura e confezione in Cina o India o altri Paesi da sfruttare, rientrava la merce, si staccava l’etichetta made in Cina e si riattaccava Made in Italy, poi il lavaggio, la cosiddetta “lavorazione in Italia”.In questo modo hanno distrutto migliaia e migliaia di laboratori italiani.

I negozi intanto ci dicevano che non trovavano più il prodotto italiano quello buono, fatto bene, già chissà perché.

Intanto il consumatore ignaro continuava a comprare sempre a meno prezzo, spesso passavano per disonesti, da un’altra parte lo Stato tirava il cappio sempre più stretto, i studi di settore, il congruo e il coerente, la cartella carburanti con il pagamento tracciabile anche per 10 euro di metano, le banche giovano e tiravano l’altro cappio dall’altra parte.

Abbiamo chiuso, abbiamo finito di soffrire, non dovremo più correre a pagare INPS, Inail, Irpef, Irap, Camera di Commercio, Conai, Luce, Riscaldamento, Internet, Pec, commercialista, banche e via dicendo.

Ora cari consumatori se volete le belle maglie andatele a comprare in Cina insieme ai vostri grandi Marchi (uno ne salvo: Cucinelli un gran signore, sempre rimasto in Italia), mi raccomando la zona dove comprarle è quella della città di Wuan, si proprio lì. Auguri”.

Fonte: Il Metauro,03/02/2020

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.