Così Hillary va a fare la pace con i cinesi

I cinesi vendono beni manufatti agli statunitensi, che vendono ai cinesi beni finanziari, nella forma di obbligazioni emesse dal Tesoro. Così i cinesi s’industrializzano in fretta, finanziando gli statunitensi. Questo scambio ha funzionato molto bene per più di venti anni – ha tolto dalla povertà centinaia di milioni di persone, ma da qualche tempo funziona meno bene. Negli ultimi anni i cinesi hanno, infatti, accumulato un notevole avanzo commerciale con gli Stati Uniti e perciò hanno dovuto, per tenere stabile il cambio, comprare una gran quantità di obbligazioni, diventando i suoi primi creditori. Il gran credito dei cinesi nei confronti degli Stati Uniti è un aspetto importante delle vicende economiche ed anche politiche.

Qualche tempo fa Geithner, il nuovo ministro del Tesoro, fece ingarbugliatamente capire che la nuova Amministrazione forse non gradiva il tasso di cambio fra yuan e dollaro, sospettando che questo fosse sbilanciato a favore della Cina. In altre parole, che i cinesi tenevano il cambio artificialmente basso per forzare le esportazioni, così eliminando dei posti di lavoro statunitensi. Gli Stati Uniti avrebbero perciò potuto imporre delle tariffe per mettere in difficoltà le esportazioni cinesi. Troppo semplice. I cinesi, per ritorsione, fu fatto subito notare a Geithner, avrebbero potuto non presentarsi ad un’asta di titoli del Tesoro statunitensi. Il minor impegno cinese sarebbe un evento devastante, soprattutto quando il Tesoro statunitense deve offrire un’enorme quantità d’obbligazioni per coprire il maggior deficit pubblico e per salvare il traballante sistema bancario. Dopo pochi giorni, Geithner fece capire di essere stato frainteso. Ed ecco Hillary, novella segretario di Stato, che, nel suo viaggio inaugurale, arriva a Pechino.

Gli Stati Uniti sono in una situazione economica molto difficile, così come i cinesi. La Cina deve avere un tasso di crescita enorme per evitare che i suoi contadini che s’inurbano, non trovando lavoro, formino delle favelas, che, nel caso cinese, ospiterebbero decine di milioni di persone. Inoltre, i contadini inurbati, se lavorano, mandano le rimesse ai parenti poverissimi rimasti in campagna. L’equilibrio sociale cinese ha perciò bisogno di un tasso di crescita molto alto, sopra il 6%. Anche appena sotto questa soglia noi avremmo una crescita enorme ed inspiegabile, mentre loro avrebbero una recessione. Dunque i cinesi devono non solo continuare ad esportare, ma continuare a costruire porti, ferrovie, ecc. La loro economia è come una bicicletta che, se si ferma, cade. Si afferma che i cinesi, per crescere in maniera sana, dovrebbero consumare di più, ossia esportare meno ed anche investire meno. Questa è una petizione di principio, perché i cinesi, per consumare di più, dovrebbero essere “sereni”. Hanno un sistema sanitario costosissimo che non è finanziato dalla fiscalità generale o da un sistema assicurativo diffuso. Un cinese, temendo di rompersi una gamba, finisce che risparmia come una formica. Lo stesso si può dire per le pensioni, modeste e poco diffuse, e per l’istruzione, costosa e privata.

Si afferma che i cinesi dovrebbero consumare di più e gli statunitensi di meno. Nel caso statunitense, le famiglie devono consumare molto meno per ricostituire, risparmiando, la propria ricchezza devastata dalla caduta dei prezzi degli immobili e delle azioni. I minori consumi privati porterebbero ad una recessione seria, se non ci fosse un bilanciamento dal lato della spesa pubblica. Insomma, per evitare una crisi grave, la soluzione, quando le famiglie risparmiano di più, è che lo stato risparmi di meno. (Lasciamo qui aperta la questione se il deficit pubblico “buono” si crea con maggiori spese o con minori imposte). E riecco i cinesi. I cinesi non devono finanziare il disavanzo pubblico statunitense, ma solo il disavanzo commerciale con la Cina per tenere stabile il cambio, ed anche rinnovare il debito che detengono che va in scadenza. Come primi creditori degli Stati Uniti, tutti si aspettano che si comportino come hanno sempre fatto, ossia che continuino ad assorbire disciplinatamente il debito pubblico altrui. Hillary ed i cinesi non possono risolvere in pochi giorni dei problemi che sono troppo complessi, ma possono almeno rassicurarsi e rassicurarci: noi facciamo i bravi e voi anche.

di Giorgio Arfaras, il foglio, 21 febbraio 2009

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