Corruzione in Cina, arrestati un dirigente comunista e un giudice della Corte Suprema

Continua la campagna governativa contro i corrotti: l’ex vice presidente della Corte Suprema condannato all’ergastolo, mentre il segretario del villaggio di Hewan è finito in galera.
La corruzione continua ad essere uno dei principali nemici dello sviluppo cinese. Nei giorni scorsi, riportano i media statali, sono stati arrestati un dirigente comunista e un giudice della Corte Suprema in pensione per casi relativi a tangenti. L’esecutivo guidato dal presidente Hu Jintao ha più volte definito la corruzione “il principale nemico della Rivoluzione”, ma questa sembra essere sempre più presente.
Il primo arresto “eccellente” è avvenuto ai danni del segretario del Partito comunista di un villaggio del Jiangsu, Hewan, arrestato per aver lanciato una banda di 200 picchiatori contro i contadini della zona: lo scopo era quello di farli fuggire dai loro terreni, su cui voleva costruire un’industria petrochimica. Nel corso degli scontri, iniziati lo scorso 7 gennaio, un contadino è morto e un altro è rimasto gravemente ferito.
Invece di ottenere lo scopo voluto, infatti, gli scontri hanno convinto la popolazione a lottare per rimanere sulla propria terra. La polizia, che ha cercato di occultare la morte del contadino e la requisizione delle terre, è stata attaccata violentemente dai residenti. Il villaggio di Hewan è noto per la sua forza di volontà: nel 2007 e nel 2008 è stato protagonista di scontri violenti contro i dirigenti locali, che volevano prenderne la terra.
Il secondo arresto molto pubblicizzato dai giornali è avvenuto invece contro Huang Songyou, ex vice presidente della Corte Suprema cinese. L’uomo è stato condannato oggi all’ergastolo per appropriazione indebita di 3,9 milioni di yuan dal 2005 al 2008 [circa 398 mila euro] , e per un’altra tangente da 1,2 milioni nel 1997 [122 mila euro].
Hu Jintao ha più volte chiesto ai dirigenti comunisti di combattere la corruzione, che ha definito “l’unica grande minaccia alla stabilità del potere del Partito in Cina”. Commentando la sentenza contro il giudice, il governativo Quotidiano del Popolo scrive sempre oggi: “Dovremo essere sempre più severi contro i corrotti”.
Fonte: AsiaNews, 19 gennaio 2010

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