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Controlli più rigidi nelle dogane cinesi

La protezione del consumatore cinese è sacra. Così, dopo ripetuti rinvii, è arrivata la volta buona.
Da ieri, 1° luglio, il vento nelle dogane cinesi ha fatto il suo giro: i controlli su tutti i prodotti in entrata, dalle pipe da fumo alle cappe aspiranti ai prodotti elettrici, saranno effettuati, progressivamente, non più a campione ma a tappeto, secondo liste preconfezionate molto più ampie di quelle in uso finora.
Chi esporta in Cina, quindi, deve tenere alta la guardia. Perchè le dogane cinesi, con le quali le nostre hanno siglato giusto un anno fa un innovativo accordo di collaborazione, sono una vera potenza da 56mila dipendenti civili (più diecimila militari), una sorta di baluardo a difesa dei confini del paese.
Uffici ispezione e quarantena delle dogane erano già pronti a intervenire a luglio scorso poi, al 1° gennaio 2010, c’è stato un altro slittamento. «Colpa della crisi economica – dice Wang Qiang, direttore di divisione delle dogane di Pechino – così la novità è slittata al 1° luglio 2010».
Sui prodotti tessili, in particolare, al primo posto ci sono due standard: GB18401 e GB5296. Tutti i vestiti venduti o in circolazione in Cina devono soddisfare questi requisiti, perfino i negozianti possono essere puniti, pur non avendoli nè prodotti nè distribuiti.
«Non importa che la merce sia accompagnata da rapporti di prova o meno – aggiunge Grazia Cerini, direttore di Centrocot, il centro tessile cotoniero e abbigliamento che al tema ha dedicato un seminario – la merce verrà comunque testata e verificata nei laboratori interni. Anche se i rapporti di prova non sono richiesti all’atto dell’importazione, possono essere richiesti nel punto vendita al distributore cinese o a chi è responsabile dell’immissione sul mercato».
«Nel caso in cui questi non ne sia in possesso (anche solo sotto forma di copia) o il governo prelevi dei capi – avvisa Cerini –, i rapporti di prova possono essere richiesti al distributore ma anche al produttore, per ogni modello e per ogni variante di modello».
Il futuro appare complicato, dunque. Attualmente, i controlli in entrata sul mercato cinese possono essere effettuati sia in dogana sia sul mercato, però random. Fonti cinesi confermano, invece, che dal mese di luglio 2010 i controlli si intensificheranno fino ad arrivare ad un totale del 100% della merce in entrata, mentre quelli sul mercato rimarranno random. Sia in dogana, sia sul mercato, la merce viene comunque prelevata e analizzata a campione nei laboratori interni, anche in presenza di un rapporto di prova che ne evidenzia le necessità di controllo.
Che fare? «La Cina è destinata a diventare, come lo è già per alcune aziende, uno dei mercati principali del made in Italy a livello mondiale – suggerisce Michele Tronconi, presidente di Sistema moda Italia – quindi, controllare la merce destinata al mercato cinese diventa uno strumento imprescindibile per gli imprenditori che esportano lì, per evitare perdite economiche e di immagine».

Fonte: Agi China, 5 luglio 2010