Contraffazione: «È un virus che erode l’economia»

Non esiste persona in Italia che non sia dentro al grande mercato sotterraneo della contraffazione. Colpevoli, complici o semplicemente vittime, tutti girano sulla giostra dell’illegale. «Siamo i primi consumatori di merci contraffatte prodotte in Cina.

Lo conferma alla Festa dell’Unità di Botticino Daniela Mainini, consigliera regionale e presidente del Centro Studi Anticontraffazione -. Per anni il fenomeno è stato sottovalutato ma ora, come un virus, è riuscito ad insinuarsi nell’economia reale». Dalla moda all’elettronica, passando per il settore agroalimentare e per quello meccanico, la contraffazione «genera ogni anno nel nostro paese un valore aggiunto che si attesta sui 5,5 miliardi di euro – riferisce Mainini -, pari allo 0,37% del Pil italiano».

A risentire di questo mercato nero è l’intera filiera produttiva, «con le imprese rispettose della legge che si trovano a rischiare la loro sopravvivenza per una concorrenza sleale» afferma Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia.

«Le istituzioni dovrebbero fare più controlli, lo stato ha il dovere di affiancare le aziende virtuose – aggiunge -. Non si può far finta di niente e chiudere un occhio dinanzi a certe situazioni solo per il quieto vivere sociale». Norme sul diritto del lavoro, sanitarie, fiscali, tutte vengono eluse quando la contraffazione regna sovrana.

«SUI BANCHI FRIGO dei supermercati ci sono mozzarelle confezionate con il tricolore italiano in bella vista ma prodotte con latte straniero – spiega il direttore di Coldiretti Brescia Massimo Albano -. Come paese esportiamo prodotti realmente made in Italy per circa 30 miliardi di euro ma, sul mercato, circolano prodotti italiani contraffatti per 60 miliardi di euro».

Chi maggiormente trae vantaggio da questa situazione è la criminalità organizzata, «con l’ingerenza delle mafie che è destinata ad aumentare – osserva il presidente della commissione Antimafia di Regione Lombardia Gian Antonio Girelli -, che in questo mercato trovano grandi margini di guadagno e meno rischi rispetto al commercio di droga».

Il «pil» mafioso, secondo quanto riferito da Daniela Mainini, «si aggira sui 110 miliardi di euro all’anno, dei quali 29 provengono dal traffico degli stupefacenti e 43 dalla contraffazione». Per un fenomeno così complesso, le risposte per risolvere il problema non possono che essere molteplici. «La situazione ha assunto dimensioni transnazionali ed è quindi necessario che le operazioni di contrasto siano messe in atto da un punto di vista europeo – sottolinea Mainini -. E’ fondamentale una visione strategica». Eugenio Massetti invece insiste sull’approccio locale, «con maggiori controlli sul territorio ed una maggiore attenzione da parte delle istituzioni politiche, perchè andando avanti così tante realtà produttive rischiano di scomparire».

Brescia Oggi, 02 ago 2016

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