Contraffazione. Confartigianato: “serve un ‘made in Italy’ non aggirabile, 300 milioni di illecito in Regione”.

Comprendiamo appieno le proteste degli ambulanti empolesi contro i venditori abusivi: si tratta di un danno economico di grandissima entità.

Il fenomeno della contraffazione ha provocato infatti in Toscana, dal 2008 al 2013, un danno accertato di 300,2 milioni di euro: il 2% del valore aggiunto manifatturiero della regione (15.005 milioni di euro), ma è una stima a minore, considerato che è calcolato solo su ciò che è stato sequestrato, e non su ciò che è rimasto sommerso” dichiara Niccolo Giannini, presidente dei pellettieri di Confartigianato, commentando l’esasperazione che gli imprenditori empolesi hanno manifestato ieri a mezzo stampa. “Ma – prosegue Giannini – le soluzioni al fenomeno non passano solo dall’attività repressiva. I controlli sono sacrosanti, ma devono essere affiancati anche da altre azioni.

Tra queste la definizione di un vero Made in Italy: chiaro, preciso e non aggirabile dal punto di vista normativo, come invece consente di fare la legislazione oggi vigente che, infatti, permette di effettuare l’80% della lavorazione all’estero (specie Bulgaria, Romania e Cina) per poi essere terminata in Italia ed essere marchiata come Made in Italy, consentendo anche ad aziende estere di sfruttare il prestigio che la denominazione “fatto in Italia” attribuisce loro. Non deve essere una denominazione di cui ci si può appropriare con la localizzazione in Italia di poche fasi della lavorazione (imballaggio compreso), ma un indiscutibile attestato di alta qualità attribuibile solo con una produzione che si svolga internamente, dalla A alla Z, sul territorio italiano”.

I 10 settori in cui si polarizza il fenomeno della contraffazione, esponendo le imprese artigiane manifatturiere che vi lavorano a forte rischio di concorrenza sleale, sono: tessile, abbigliamento, articoli in pelliccia, articoli in maglieria, cuoio-borse-pelletteria e pellicce, calzature, gioielleria, giocattoli, profumi e cosmetici e occhialeria. E il rischio maggiore d’Italia è localizzato proprio in Toscana che ha il 42,4% delle proprie imprese manifatturiere attive proprio in questi settori, contro una presenza media nazionale del 19,7%. E Toscane sono anche 5 delle 26 province più  esposte al rischio contraffazione in Italia: Prato che, con 4.016 imprese artigiane esposte, pari al 79,6% del manifatturiero della provincia, è la provincia più a rischio d’Italia, Firenze che, con 4.390 imprese, pari al 48,4%, è la 3° provincia più in pericolo, Arezzo con 1.667 imprese esposte, pari al 48,3% (la 4° provincia), Pistoia con 1.070 imprese esposte, pari al 40,3%, (5° provincia), Pisa con 960 imprese esposte, pari al 33,9% (8° provincia).

Fonte: Ufficio Stampa Confartigianato Imprese Firenze

Gonews,20/02/2015

 

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