Continua il traffico illegale di legno pregiato tra Yangon e Pechino

Non si arresta il traffico illegale di legname che dal Myanmar fa rotta verso le ditte cinesi che esportano poi il prodotto finito sui mercati occidentali. Nel suo rapporto annuale, la Global Witness (Gw) – associazione per la difesa dell’ambiente con sede a Londra – da una parte registra un “netto calo” di tale contrabbando, dovuto a controlli più severi effettuati negli ultimi due anni da parte di Pechino e Yangoon. Dall’altra, però, denuncia che i trafficanti sono ancora attivi su entrambi i confini e con stratagemmi che vanno “dalle mazzette, ai documenti falsi e ai trasporti notturni” riescono ancora a evitare il blocco ai check point. La Gw chiede così ai governi dei due Stati di aumentare gli sforzi per mettere fine al fenomeno che rischia di far sparire la foresta vergine birmana.
Il contrabbando sino-birmano del legname si concentra lungo la frontiera nord del Myanmar con la Cina, nello Stato di Kachin. Qui – secondo l’Unesco – le foreste presentano una delle maggiori bio-diversità del mondo, che il pesante disboscamento mette, però, seriamente in pericolo. Tutto il commercio, inoltre, avviene in completa violazione delle leggi birmane per la protezione delle foreste. Sul lato cinese, nella provincia dello Yunnan, la maggior parte dell’area è parco nazionale e il taglio di legna è proibito.
Dopo ripetute denunce da parte degli ambientalisti di tutto il mondo, nel 2006 Pechino ha ordinato ai commercianti cinesi di lasciare il Myanmar e ha incaricato i soldati di sorvegliare il confine. Anche il regime militare birmano ha sospeso il taglio e il trasporto via terra e via mare di ogni legname diretto in Cina. Ma la fame di materie prime del gigante asiatico è in continua crescita; per il legno la Cina dipende da Malaysia, Russia, Indonesia, Gabon, ma soprattutto dalla ex Birmania, che è anche uno stretto alleato politico. A dispetto delle direttive del governo centrale, le autorità locali chiudono un occhio sul problema, lasciando delle sacche non controllate lungo la frontiera all’interno delle quali proliferano i contrabbandieri.
Ecco perché, nonostante le buone intenzioni – spiega il rapporto Gw, intitolato”Un commercio non armonioso” – il traffico va avanti. Gli attivisti di Global Witness spiegano che, interpellate sotto anonimato, alcune delle ditte cinesi di legname lungo la costa orientale ammettono di ricevere grandi quantità di teak e noce birmana senza problemi.
Dal 2001 Pechino ha contratto impegni con i Paesi confinanti per tutelare le foreste dal taglio illegale di alberi. La Cina è, però, il secondo maggior importatore mondiale di legna (dopo il Giappone) che utilizza non solo per le necessità interne, ma anche per prodotti da esportare.
Fonte: AsiaNews, 23 ottobre 2009

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