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Conferenza mondiale su Internet in Cina: le aziende collaboreranno alla repressione?

Si sta svolgendo in questi giorni, nella città cinese di Wuzhen, la III Conferenza mondiale su Internet.

Per il terzo anno consecutivo, ed è davvero un paradosso, si parla di Internet in un summit mondiale proprio in uno dei paesi in cui l’accesso alla rete è più sorvegliato e limitato.

Il paese dove Drulko, un blogger tibetano, è stato condannato a tre anni per “incitamento al separatismo”, unicamente per aver postato una foto in cui si vedeva una forte presenza di soldati di fronte a un tempio buddista e per aver condiviso la notizia di possibili colloqui tra le autorità cinesi e il Dalai Lama.

Una settimana prima dell’inizio della Conferenza, per di più, è entrata in vigore una nuova, durissima legge sulla sicurezza online che richiederà a tutte le aziende che operano in Cina di applicare una censura senza precedenti e di fornire informazioni personali in assenza di sufficienti garanzie a protezione della libertà d’espressione e del diritto alla privacy.

Invano, prima dell’approvazione, Amnesty International aveva raccomandato al legislatore cinese una serie di emendamenti [1] per rendere il testo compatibile con gli standard internazionali sui diritti umani. Ne avevamo parlato anche in questo blog [2].

In sintesi, alle aziende occidentali che intenderanno lavorare sul mercato cinese provando a contrastare i due giganti nazionali Tencent e Sina, la nuova legge chiede di collaborare alla repressione e alla censura, fornendo l’accesso a dati sensibili e alla cosiddetta “infrastruttura critica” e cancellando post e altri contenuti “sensibili” (ossia, che urtano la sensibilità delle autorità di Pechino).

Se accetteranno, da fornitrici di servizi per una struttura libera e globale diventeranno guardie di sorveglianza per conto delle autorità cinesi e così facendo porranno a rischio i diritti di persone che li esercitano del tutto legittimamente.

Corriere della Sera,17/11/2016

English article,The Washington Post: