Con la pandemia la Cina può comprarsi pezzi di stati d’Europa. Memento per l’Italia

Sta già succedendo qui e ora: il caso Montenegro è la spia dell’aggressività dell’espansionismo cinese. Immaginate l’Europa del 2030. Immaginate porti, autostrade, infrastrutture e perfino pezzi interi di territorio degli stati europei in mano alla Cina. Intere province dei Balcani e dell’Europa meridionale sotto il protettorato di Pechino.

Un’espansione avvenuta senza spargere neanche una goccia di sangue, non a colpi di cannone ma a colpi di prestiti, totalmente indolore e inodore. Se state pensando che questa fotografia dal futuro sia buona per la sceneggiatura della prossima serie tv distopica, vi sbagliate di grosso: è uno dei mondi possibili, anche perché qualcosa sta già avvenendo qui e ora in Europa, più o meno a  250 chilometri dalle coste italiane.

Il Montenegro, stato balcanico che si affaccia sull’Adriatico a due passi dalla Puglia, membro della Nato e aspirante candidato all’Unione Europea, è infatti finito nella morsa del debito con la Cina. Qualche anno fa il governo ha accettato un maxi-prestito di circa un miliardo dai cinesi per costruire un’autostrada con destinazione Belgrado. Ben presto Podgorica si è accorta di aver fatto un passo più lungo della gamba, troppo tardi però per porvi rimedio. Ora infatti arrivano le prime rate da restituire a Pechino e l’esecutivo si trova in difficoltà, senza soldi, tanto da chiedere all’Europa un prestito per onorare i propri impegni. Anche perché se i rimborsi non arrivano alla Cina, il Montenegro dovrebbe dare in cambio parte del proprio territorio. Un po’ quello che è già successo in Sri Lanka: i cinesi hanno accettato la gestione per 99 anni del porto di Hambantota a seguito di un’insolvenza.

Ora, si dirà, non si può paragonare la piccola economia montenegrina ai grandi paesi del sud Europa come Grecia, Spagna e Italia. Certo, si tratta di casi completamente diversi, sia da un punto di vista economico che geopolitico. Tuttavia il caso Montenegro insegna come il governo di Pechino non si faccia scrupoli a sfruttare le difficoltà in cui versano i paesi dopo la crisi pandemica. E ci tocca ricordare che a fine pandemia, quando ne saremo finalmente usciti, e si spera presto, i paesi dell’Europa meridionale avranno sulle spalle un macigno del debito pubblico che prima o poi dovrà essere riportato a livelli sostenibili, anche perché pian piano la Bce dovrà mettere sul mercato la grande quantità di titoli di stato di cui ha fatto incetta in questi ultimi due anni proprio per tenere gli spread sotto controllo ed evitare che gli stati – Italia in primis – avessero problemi di finanziamento sui mercati.

Quindi non è fuori dal mondo pensare a un prossimo futuro in cui la Cina offra i suoi prestiti per aiutare i conti pubblici degli stati occidentali. Peraltro non ci sarebbe niente di male. L’importante è sapere che poi, nel caso di mancati versamenti, Pechino si comporta certamente in maniera poco occidentale, con modalità piuttosto “aggressive” per non usare altri termini più forti ma più calzanti. Piccolo memento per chi a palazzo Chigi dovrà gestire le finanze post pandemia (fino a che ci sarà Draghi possiamo stare piuttosto tranquilli visto il feeling con Biden e l’attuale amministrazione Usa).

Fonte: Huffpost, 13/04/2021

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