Comunicato per il rilascio immediato: Liu Xia libera!

Lettera aperta di Chen Guangcheng, Yuan Weijing e Reggie Littlejohn al Presidente Trump, al Segretario Tillerson, all’Ambasciatore Branstad e ai membri del Congresso degli Stati Uniti.

Caro Presidente Trump, Segretario Tillerson, Ambasciatore Branstad e Membri del Congresso degli Stati Uniti:

“Liu Xia è libera” dicono le autorità statali cinesi. Eppure dal 15 luglio, giorno del funerale del marito, vincitore del premio Nobel per la pace nel 2010 Liu Xiaobo, non è stata più vista. Né gli amici né il suo avvocato sanno dove sia. La comunità internazionale è sempre più preoccupata per la sua salute e il suo benessere.

Recentemente ho cenato con l’attivista Chen Guangcheng, sua moglie Yuan Weijing e la loro famiglia. Naturalmente, gran parte della conversazione è stata incentrata sulla morte di Liu Xiaobo e sulla situazione della vedova, Liu Xia. Siamo tutti preoccupati per Liu Xia e vi esortiamo, ed esortiamo la comunità internazionale a chiederne la liberazione. Chen Guangcheng comprende ciò che Liu Xiaobo ha dovuto sperimentare durante la prigionia. Yuan Weijing conosce l’angoscia della moglie di un prigioniero di coscienza. Con il loro permesso, presento le loro osservazioni, collegate alla loro richieste.

Chen Guangcheng: “Credo che abbiano portato Liu Xia in una prigione nera. Sotto la dittatura, qualsiasi posto può servire come prigione nera: un hotel, un seminterrato, un ufficio di un’organizzazione. Il punto è controllare la posizione di una persona e chiuderle ogni forma di comunicazione con il mondo esterno. Non credo la trattino bene. Mi ricordo quando fui in una prigione nera. Era una piccola stanza. Quattro guardie stavano con me tutto il tempo. Mi seguivano anche in bagno. Credo che stiano trattenendo Liu Xia in una prigione nera per fare pressione su altri attivisti, per mostrare loro che perseguiteranno le loro famiglie, anche dopo la loro morte. Ciononostante la brutalità del Partito Comunista Cinese sortirà l’effetto opposto. Molte persone si stanno ribellando al Partito. Volevano aiutare il partito a migliorare. Ora, dicono che parlare con il partito è come parlare con una mucca. Il partito non può capire”.

“Il Partito ha perseguitato persone innocenti per decenni, ma ora la gente comincia a capire la vera situazione. Il partito può controllare i media, ma non può controllare Internet. Ora la gente comincia a capire che la sofferenza in Cina è causata dal controllo esercitato dal regime, dalle bugie, e dalla propaganda promossa attraverso i media controllati dallo stato”.

Yuan Weijing: “Ho idea di ciò che sta vivendo Liu Xia. Durante i quattro anni in cui Guangcheng è stato in prigione, pensavo costantemente a lui. Ogni volta che mangiavo, mi chiedevo se stesse ricevendo abbastanza cibo. Se fuori faceva freddo, mi chiedevo se provasse freddo. Se faceva caldo, mi chiedevo se soffrisse il caldo. Di notte, i ricordi di tutta la nostra vita insieme prima del suo arresto passavano nella mia mente come un film. Non riuscivo a dormire, mi chiedevo se l’avessero picchiato o interrogato, o se fosse malato e gli fosse stato negato il trattamento medico. Ero molto preoccupata che non l’avrei mai più rivisto, che i nostri figli sarebbero cresciuti senza il padre.

“Durante questi anni sono stata sotto sorveglianza costante e i miei movimenti erano limitati. Quando mi permettevano di uscire, ero pedinata. A volte le guardie non mi permettevano di lasciare casa. Ogni notte, mascalzoni circondavano la casa e ogni 10-15 minuti puntavano torcie elettriche alla finestra della mia camera da letto. Parlavano ad alta voce fuori dalla stanza dove io cercavo di dormire. In caso di conversazione telefonica, cercavano di ascoltare. Al mattino, potevo vedere dove i loro stivali avevano calpestato il terriccio sotto alla finestra della camera da letto. A volte mi hanno tolto il telefono”.

“Mi hanno incoraggiata a divorziare da Guangcheng, dicendo: ‘Sei così giovane. Altre donne indossano abiti carini e make-up. Perché non divorzi da Guangcheng, ritorni dalla tua famiglia e cominci una nuova vita?’ Ho risposto: ‘Guangcheng non ha fatto nulla di male. Voi state facendo un errore a tenerlo in prigione. Lo aspetterò’. Hanno incoraggiato Liu Xia a divorziare da Liu Xiaobo durante il suo lungo periodo di carcere? Non si mai, ma non sarei sorpresa a sapere che lo abbiano fatto, essendo una pratica comune del partito, per recidere i legami tra l’attivista e la moglie”.

“Avrei dovuto vedere Guangcheng ogni mese, ma mi hanno concesso di vederlo solo cinque volte, nei quattro anni in cui era in prigione. Una volta gli avevano tagliato i capelli. Gli ho chiesto perché. Non ha detto niente, ma il suo volto era triste. Scoprii più tardi che era stato picchiato. Era magrissimo e ho visto che non gli davano abbastanza da mangiare. Mi sentivo così triste, ma non volevo piangere di fronte a lui. Dopo aver lasciato la prigione, ho pianto tantissimo, ho chiamato un amico attivista per chiedergli di diffondere notizie su Guangcheng in modo da poter ottenere un maggiore aiuto dalla comunità internazionale. Le guardie mi hanno staccato il telefono e non mi hanno lasciato più uscire di casa”.

“Quindi posso capire le voci che dicono che Liu Xia abbia lottato con la depressione. Sono sicura che sia stata molto preoccupata per suo marito, e giustamente. Posso solo immaginare la sua devastazione alla tragica morte di Liu Xiaobo. Sono stata fortunata che mio marito è riuscito a uscirne vivo”.

Liu Xia è una poetessa e scrittrice. È illegalmente agli arresti domiciliari, da quando al marito è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace nel 2010, senza essere accusata di alcun reato o di aver ricevuto un processo secondo la legge. Si è detto che soffre di depressione ed è stata ricoverata in ospedale per un attacco di cuore nel 2014. Ora, è scomparsa. Siamo preoccupati per la sua salute e il suo benessere – persino per la sua sopravvivenza.

Chiediamo urgentemente che la richiesta di libertà incondizionata di Liu Xia diventi una priorità diplomatica in cima a tutto, che possa comunicare con la famiglia, gli amici, il suo avvocato e i media e che abbia la facoltà di viaggiare fuori dalla Cina, se desidera, per cure mediche o per qualsiasi altra ragione.

Sosteniamo la richiesta del presidente e della copresidente della Commissione esecutiva sulla Cina del Congresso, il senatore statunitense Marco Rubio (R-FL) e il rappresentante statunitense Chris Smith (R-NJ) che l’ambasciatore degli Stati Uniti in Cina, Terry Branstad, inviti Liu Xia nell’ambasciata di Pechino per incontrarlo.

Chiediamo al presidente Trump e ai membri dei comitati congressuali attinenti che identifichino i responsabili della morte di Liu Xiaobo e dell’arresto extragiudiziale di Liu Xia, e che applichino l’atto globale Magnitsky per imporre sanzioni di entrata e di proprietà su queste persone.

Infine, le autorità cinesi hanno ordinato che Liu Xiaobo fosse cremato e che i suoi resti fossero sparsi nell’oceano. Questa mossa è stata criticata da attivisti e amici come un modo per impedire la creazione di un sito di pellegrinaggio per chi volesse onorare la memoria di Liu e continuare il suo lavoro per la libertà e la democrazia in Cina. Chiediamo al governo degli Stati Uniti di creare un memoriale di Liu a Washington, DC. Tale memoriale potrebbe essere parte del Monumento in Commemorazione delle vittime del Comunismo, che è una replica della statua della “Dea della Democrazia” distrutta in piazza Tiananmen, come Liu è stato leader del movimento di piazza Tiananmen.

Liu Xiaobo e Liu Xia sono entrambi eroi schierati per la verità. Questo è costato la vita a Liu Xiaobo. Possa a Liu Xia, grazie al vostro intervento decisivo, esser risparmiato questo tragico destino.

Distinti saluti,

Chen Guangcheng

Yuan Weijing

Reggie Littlejohn, presidente di Women’s Rights Without Frontiers

Traduzione di Andrea Sinnove, LRF Italia onlus


Fonte: Women’s rights without frontiers, 27 luglio 2017

English article: Women’s rights without frontiers, FREE LIU XIA! — An Open Letter from Chen Guangcheng, Yuan Weijing and Reggie Littlejohn to President Trump, Secretary Tillerson, Ambassador Branstad, and Members of the United States Congress

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