Comprando prodotti made in China si alimenta il regime capitalcomunista cinese

Qualche mese fa la rivista mensile Mondo e Missione a proposito delle nuove rotte del narcotraffico, scriveva: “Quando si mette del denaro nelle mani di un pusher si diventa immediatamente corresponsabili di tutto il male che il narcotraffico e i suoi derivati producono nel mondo. Non c’è differenza, su questo piano, tra droghe pesanti e leggere. Esiste un filo diretto che lega il piccolo consumatore alla violenza talebana in Afghanistan, a quella della guerriglia delle Farc e dei paramilitari in Colombia, a quella dei narcos messicani e della malavita nostrana”. Inoltre, continua il mensile del Pime, “E’ ipocrita manifestare contro la mafia, mitizzare il Saviano di ‘Gomorra’, indignarsi per il dilagare della corruzione e poi andare a comprare droga, sovvenzionando così i principali responsabili dei mali di cui ci lamentiamo”. (Alessandro Armato, Le nuove rotte del narcotraffico, agosto-settembre 2010 Mondo e Missione). Per certi versi avviene la stessa cosa quando noi andiamo a comprare un prodotto fabbricato in Cina, lo sostiene Marco Respinti sul nuovo giornale online La Bussola Quotidiana ponendo ai lettori alcune domande: “Lo sanno i cittadini italiani che quando acquistano certe merci a buon mercato alimentano il lavoro schiavistico praticato nella Cina neopostcomunista e lo sfruttamento disumano di manodopera clandestinamente attiva nel nostro Paese? Lo sanno che scegliendo certa apparente convenienza condannano al lavori forzati milioni d’innocenti, relegano a una vita subumana un numero enorme di disperati e favoriscono una mafia pericolosissima? Lo sanno che così facendo pagano di tasca propria l’unico esempio storico di perestrojka riuscita, cioè la sopravvivenza per camouflage e frode di un regime liberticida che altrimenti la storia avrebbe spazzato da tempo? E che usando così i propri sacrosanti e sudati denari aiutano i falsari a beffare il “made in Italy”, insomma si tirano la zappa sui piedi?” Per sottolineare il grave problema alcuni deputati italiani bipartisan hanno sottoscritto una proposta di legge unica al mondo: vietare l’importazione e il commercio di merci prodotte mediante manodopera forzata e in schiavitù. Primi firmatari gli on. Pagano, Sposetti, Moffa, Cimadoro, Polledri, Volontè, Calgaro. La legge è stata presentata nella Sala Stampa della Camera dei deputati insieme al noto dissidente cinese Harry Wu, 19 anni di lavoro forzato in Cina, presidente della Laogai Research Foundation di Washington la quale ha offerto la propria expertise per la redazione del testo di legge attraverso il suo ramo italiano (www.laogai.it), diretto da Toni Brandi. In Cina esiste una vastissima rete di almeno 1400 campi dove milioni di persone vengono quotidianamente costrette a lavorare anche fino a 18 ore al giorno per il puro vantaggio economico del regime e di numerose imprese sia cinesi sia internazionali che lì investono indisturbate. Per contro, la Cina applica, contravvenendo agli accordi raggiunti in sede di Organizzazione Mondiale del Commercio, forti dazi sulle importazioni, come nel caso del settore automobilistico e del comparto agro-alimentare. In Cina non esiste il diritto di proprietà, tutto è controllato dallo Stato, dal governo, dal partito che sorveglia . Niente competizione, concorrenza, gara alla produzione di servizi e prodotti migliori: solo contraffazione e mal produzione schiavistica. Alessandro Pagano deputato Pdl intervistato da Radio radicale afferma che l’Occidente e l’Italia in particolare continuano a fare finta che nulla stia accadendo e continuano ad intrattenere lucrosi (per loro) rapporti economici con la Cina e tollerano la concorrenza sleale delle fabbriche lager e truffaldine dei nostri distretti produttivi. Il responsabile in Italia dei Laogai Reserch Foundation, Toni Brandi, ha prodotto prove inconfutabili su come imprese italiane importino merci prodotte in schiavitù anche nel settore agro-alimentare. La Coldiretti a metà gennaio ha annunciato che presenterà un rapporto-denuncia proprio su questo tema. Come si vede – afferma Pagano – questa non è solo una problematica di tipo economico ma soprattutto di tipo morale e sociale, visto che si intacca anche la salute delle nostre popolazioni. Questa proposta di legge è autenticamente bipartisan in quanto il bisogno è avvertito da tutti, destra e sinistra. Oltre a questo in Cina succede molto altro e ben documentato in due dossier pubblicati dalla Fondazione grazie all’editore Guerini di Milano, Traffici di morte. Il commercio degli organi dei condannati a morte (a cura di Brandi e di Maria Vittoria Cattanìa, 2008) e La strage degli innocenti. La politica del figlio unico in Cina (trad. it. a cura di Brandi e Francesca Romana Poleggi, Guerini, 2009). Aborto coatto dopo il primo figlio, vessazioni per madri e famiglie che contravvengono alla “legge”, persino… cucina e consumo alimentare dei feti uccisi…. Quindi esecuzioni capitali “politiche”a migliaia ogni anno, sempre in numero congruo alla richiesta di organi umani per trapianto.

Domenico Bonvegna

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