Commercio, Cina e Ue ai ferri corti. Parlamento duro con Pechino

La Cina non é piú il paradiso per le imprese europee e a Bruxelles temono la concorrenza sleale di Pechino.

A Bruxelles si parla sempre di piú di Cina, soprattutto come gigante economico da cui occorre difendersi per non venire spazzati via. Il Parlamento europeo é particolarmente attivo nel sollevare preoccupazioni circa la tenuta delle imprese europee davanti alla concorrenza, spesso sleale, del gigante asiatico. Se il mese scorso l’Aula di Strasburgo aveva votato contro la concessione dello status di economia di mercato a Pechino, durante la sessione plenaria che si é conclusa ieri il Parlamento ha votato altre posizioni contro la concorrenza sleale messa in campo dai cinesi.

Stop ad acciaio e a materiale rotabile made in Prc

Strasburgo ha chiesto alla Commissione Ue di agire tempestivamente per salvare il settore siderurgico europeo e quello ferroviario. Pechino infatti sta esportando in Europa acciaio e materiale rotabile a prezzi stracciati, spesso lavorando sotto-costo. E a risentirne sono le imprese nostrane.

In una risoluzione gli eurodeputati hanno dichiarato che l’aumento delle importazioni di forniture ferroviarie (come motori o segnali ferroviari) a basso costo e provenienti da Paesi extra-UE quali la Cina sta minando le condizioni di competitivita’ dei fornitori europei. Il Parlamento ha chiesto alla Commissione Ue una strategia commerciale coerente, che garantisca il rispetto del principio di reciprocita’, in particolare in relazione a Giappone, Cina e Stati Uniti.

“Tali pratiche possono costituire una forma di concorrenza sleale che mette a rischio posti di lavoro in Europa”, si afferma nel testo della risoluzione, che e’ stata approvata per alzata di mano. Gli eurodeputati hanno anche richiesto che i futuri accordi commerciali e le revisioni degli accordi commerciali esistenti includano disposizioni specifiche che migliorino in modo significativo l’accesso al mercato per l’industria di fornitura ferroviaria (IFF) europea, specialmente per quanto riguarda gli appalti pubblici.

Il Parlamento chiede di modernizzare i propri strumenti di difesa commerciale

Nel corso del dibattito con il Consiglio, i deputati hanno dichiarato che l’UE ha bisogno di modernizzare i propri strumenti di difesa commerciale il prima possibile. Hanno inoltre reagito duramente ad una dichiarazione della Presidenza olandese del Consiglio, secondo cui i negoziati tra gli Stati membri sulla proposta di riforma, sostenuta e modificata dal Parlamento nel 2014 sono “ancora al loro stadio preliminare”, con i Paesi UE “divisi su alcuni aspetti”.

Gli eurodeputati hanno accusato il Consiglio di essere “irresponsabile e negligente” e hanno esortato a fornire, senza ulteriori indugi, una nuova normativa che consenta all’UE di rispondere in maniera piu’ rapida ed efficace alle importazioni di merci oggetto di dumping e sovvenzioni, in considerazione del possibile cambiamento, da dicembre 2016, della gestione della legge UE antidumping per la Cina e dei “costi umani” enormi per i lavoratori della UE dovuti all’attuale crisi del settore siderurgico.

L’IFF europea comprende la produzione di locomotive, materiale rotabile e binari, l’elettrificazione, le attrezzature di segnalamento e telecomunicazione, nonche’ i servizi della manutenzione e dei ricambi. Impiega 400.000 dipendenti, investe il 2,7% del fatturato annuo in attivita’ di ricerca e sviluppo e rappresenta il 46% del mercato mondiale dell’industria ferroviaria. Dall’insieme del settore ferroviario, compresi operatori e infrastrutture, dipendono nella UE oltre 1 milione di posti di lavoro diretti e 1,2 milioni indiretti.

La Cina non é piú il paradiso per gli imprenditori europei

Il rallentamento economico e le barriere di accesso al mercato pesano sulle imprese europee che lamentano “problemi sempre piu’ gravi” sul mercato cinese e prevedono che “i peggiori effetti del rallentamento economico devono ancora arrivare”. Quello presentato oggi dalla Camera di Commercio dell’Unione Europea, e’ a detta dello stesso presidente Joerg Wuttke, lo scenario piu’ pessimistico riscontrato negli ultimi anni, contrassegnato anche dallo stallo delle riforme annunciate durante il terzo plenum del Pcc, nel 2013, alle quali non e’ seguita un’adeguata azione del governo cinese.

Pesano censure e burocrazia

Il 41% delle aziende interpellate per il Business Confidence Survey 2016, realizzato in cooperazione con il gruppo di consulenza Roland Berger, sostiene di stare rivalutando le proprie operazioni in Cina, con la prospettiva di tagliare le spese e gli organici nel gigante asiatico. Per il 56% delle aziende europee presenti in Cina, lo scenario e’ diventato piu’ difficile nell’ultimo anno, in aumento rispetto al 51% totalizzato nel 2015. Il 57% delle imprese Ue avverte una disparita’ di trattamento rispetto alle aziende locali, e per il 58% delle aziende le restrizioni a cui e’ soggetto il web hanno un impatto negativo sulle attivita’: nel 2015 a lamentare il problema della censuraerano solo il 41% di loro. In generale, il 70% delle imprese europee ritiene che le condizioni del mercato interno non siano cambiate in meglio rispetto a dieci anni fa.

Anche a Pechino crescente protezionismo sia negli investimenti che nel commercio

Gli spetti negativi, tra i quali Wuttke elenca anche un crescente protezionismo sia negli investimenti che nel commercio e l’aumento dei bad loans nelle banche cinesi, sono solo parzialmente controbilanciati dai risultati della campagna anti-corruzione, “molto apprezzati” dalle imprese europee, e dalla decisione di affrontare il problema della sovraccapacita’ industriale. “Ci sono buone notizie su questo fronte – ha affermato Wuttke – ma temiamo che rimangano soltanto retorica”. Le aziende Ue nutrono “forti speranze nel tredicesimo piano quinquennale, soprattutto nel campo della protezione ambientale“, ma non ritengono, in linea generale, realizzabile l’obiettivo di mantenere una crescita media del 6,5% all’anno, da oggi allo scadere del piano, nel 2020.

Le restrizioni al mercato interno sono state trattate anche durante il Dialogo Economico e Strategico tra Cina e Stati Uniti, a Pechino. Il segretario al tesoro Usa, Jacob Lew, ha sottolineato un “sempre piu’ complicato ambiente sotto il profilo della regolamentazione” e gli “effetti distorsivi e dannosi” sui mercati della capacita’ industriale in eccesso della Cina. Alle critiche statunitensi ha risposto il ministro delle Finanze cinese, Lou Jiwei, che ha sottolineato l’impegno del governo nel contrasto al fenomeno, ma ha ribadito anche il contributo dato dalla Cina allacrescita globale tra il 2009 e il 2011 con gli investimenti in infrastrutture che hanno portato a un eccesso di capacita’ industriale. “All’epoca, il mondo interno era grato alla Cina per aver sostenuto la crescita globale- ha spiegato Lou – Ora si punta il dito sui problemi di sovraccapacita’ della Cina”.

Sesto dialogo Cina-Ue a Bruxelles

Intanto venerdí si é aperto il sesto dialogo strategico tra Cina e Unione Europea a Bruxelles. Il dialogo cade a poche settimane dal no del parlamento europeo di Strasburgo alla concessione dello status di economia di mercato alla Cina, che Pechino si aspetta come riconoscimento automatico entro la fine dell’anno, in base agli accordi firmati al momento dell’ingresso della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2001. La “forte opposizione” da parte di alcuni politici dell’Unione Europea alla concessione dello status di economia di mercato alla Cina, ha sottolineato il quotidiano Global Times in un editoriale, potrebbe “mettere a repentaglio il commercio con Pechino” e “ha il sapore di pregiudizio politico e di protezionismo”.

Affari Italiani,13/06/2016

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